Non si fermano le manifestazioni contro l’Ice a Minneapolis. Mentre Donald Trump blocca i visti da 75 Paesi e annuncia il taglio dei finanziamenti federali, dal mese prossimo, per gli Stati che includono le cosiddette sanctuary cities, le città governate dai democratici, giudicate troppo accoglienti con i migranti.
Le forze federali hanno di nuovo lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla che protestava per la violenza delle retate contro gli immigrati, mentre si attende l’arrivo a Minneapolis di altri mille agenti federali che si andranno ad affiancare ai 2mila già inviati da Trump per «passare al setaccio il Minnesota nella più grande operazione di sicurezza interna della storia americana».
La morte di Renee Good – la donna di 37 anni madre di tre figli, uccisa la scorsa settimana da un agente dell’Ice per essersi rifiutata di scendere dalla propria auto – ha fatto crescere ulteriormente la tensione a Minneapolis. Il dipartimento di Giustizia, con una mossa senza precedenti, ha deciso di non indagare sull’uccisione della donna provocando l’indignazione e le dimissioni di numerosi procuratori dello stesso ministero. Gli attivisti si sono intanto organizzati per chiedere alla magistratura di bloccare l’intervento delle forze federali. Affiancando così la loro azione a quella del Minnesota e dell’Illinois che hanno fatto ricorso ai tribunali federali per riuscire a limitare la presenza dell’Ice e della polizia di frontiera a Minneapolis e a Chicago. Oltre 50 deputati democratici hanno proposto l’impeachment contro la segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem.
L’amministrazione repubblicana insiste nel difendere le retate contro gli immigrati e contrattacca. Stephan Miller, vicecapo dello staff della Casa Bianca, ha accusato di terrorismo il governatore del Minnesota, Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. «Potete usare il termine rivolta, il termine insurrezione, potete usare il termine terrorismo interno», ha detto il principale consigliere di Trump per la politica di deportazione degli immigrati.
La stretta contro gli immigrati – assieme alle tensioni in arrivo dal Medio Oriente – ha portato l’amministrazione Trump a congelare le procedure di concessione dei visti di ingresso negli Usa per 75 Paesi. Tra questi ci sono Russia, Iran, Iraq, Egitto, Afghanistan, Brasile, Nigeria, Thailandia e Somalia.