Dopo i quattro pareri giuridici richiesti dal Coni, arrivano i cinque sollecitati dalla Federcalcio. E le conclusioni sono totalmente opposte, aumentando così l’incertezza del voto al quale i 16 membri di Giunta prima, e il Consiglio intero poi, saranno chiamati dalle 13 di martedì prossimo: la Figc di Giovanni Malagò va commissariata o no?
Mentre cresce l’attesa per la riunione convocata dal presidente Coni, Luciano Buonfiglio, si susseguono le telefonate “politiche” di presidenti di federazione, sponsor, atleti di punta, ed emergono ulteriori elementi di polemica come quello che riguarda il figlio di Buonfiglio e i suoi incarichi professionali in ambito calcistico. In questo clima teso, tra conta dei voti e battaglie su chi può o non può parteciparvi, sul tavolo di chi dovrà decidere sta per arrivare anche l’incartamento raccolto dalla Federcalcio.
Ai suoi cinque esperti, tra i quali Sabino Cassese e Bernardo Giorgio Mattarella, la Federcalcio aveva posto due quesiti: se il tesseramento che mancava a Malagò fosse “requisito essenziale” per candidarsi alla presidenza federale, e se quella mancanza sia una “grave violazione” dello Statuto tale da condurre al commissariamento.
Alla prima domanda, la risposta è diametralmente opposta rispetto ai quattro giuristi Coni: il tesseramento non sarebbe per nulla essenziale, perché il vero requisito fondamentale è l’accredito di una delle componenti e perché il tesseramento non è previsto per il presidente, sostiene Cassese.
Alla seconda domanda, che peraltro non entrava nel perimetro di valutazione dei giuristi Coni, la risposta è che non si profila “la grave violazione” in grado di motivare il commissariamento.
Per Ruperto, “l’ammissione di Malagò alla candidatura e dunque l’elezione non può essere ribaltata”, perché chi si poteva opporre (procura Figc o organi di garanzia Coni) non lo ha fatto nei termini previsti (7 giorni).
Dunque, la nomina di Malagò “è inattaccabile”.
Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, su richiesta del CONI, erano invece stati unanimi sul principio che il tesseramento fosse “requisito essenziale” e “l’elezione del non tesserato è invalida”. Sul commissariamento, tutti e quattro però attribuiscono al Coni la valutazione di opportunità, “su base tecnico-giuridica” e non “politica”.
La battaglia sarà anche sull’ammissione alla votazione di Diana Bianchedi ed Elisabet Spina: la convalida è al collegio dei revisori, ma c’è una corrente di pensiero convinta che il potere ‘autocratico’ spetterebbe a Buonfiglio, ammesso che lo voglia esercitare fino in fondo.
Insomma, più confronto politico che in punta di diritto, anche se poi ai giuristi si potrebbe finire di nuovo: qualsiasi sia l’esito, ci sono poi Collegio di garanzia Coni, Tar e Consiglio di Stato ai quali, eventualmente, ricorrere.
