
Il punto forse più cruciale è la trasmissione, che necessariamente deve essere molto efficiente, per non perdere il vantaggio rispetto a modi più tradizionali terrestri, e oggi convenienti, come le varie forme di energia rinnovabile. Chi ha eseguito i primi esperimenti sulla Terra ci assicura che l’impatto sull’ecosistema, a partire dall’atmosfera, su animali eventualmente intercettati, mezzi come aeromobili o altri satelliti non pare creare problemi.
È un po’ il discorso del bicchiere riempito a metà, ma la percentuale di tecnici, politici e imprese che lo vedono mezzo pieno è in aumento costante negli ultimi anni.
Benvenuti (Iau): «Preoccupati per l’impatto sul cielo»
«L’impressione con cui sono tornato dai tre giorni del Convegno è che si siano fatti dei passi avanti notevoli – dice Piero Benvenuti, Direttore del Centro dell’Unione Astronomica Internazionale per la protezione del cielo – Ovviamente come comunità astrofisica mondiale, che ho rappresentato nel mio intervento e anche al successivo convegno a Vienna convocato dall’ Onu, siamo preoccupati per l’eventuale impatto sul cielo che questi progetti potrebbero comportare e sul quale facciamo continua ricerca». Oltre ad avere un valore culturale elevatissimo, infatti, o addirittura religioso per molte comunità del nostro pianeta, il cielo, o meglio l’universo, rappresenta un laboratorio di fisica delle altissime energie, impossibili da studiare in laboratori terrestri.
Non c’è comunque solo il Caltech a essere all’avanguardia: l’agenzia spaziale giapponese (Jaxa) ha piani per lanciare, a breve, pannelli orbitali e testare la trasmissione di energia su scala commerciale, l’Agenzia Spaziale Europea, Esa, ha avviato il programma Solaris nel 2021 per studiare la fattibilità tecnica ed economica del concetto, e una decisione su un programma completo si aspetta entro il 2025. Ci sono poi varie, fra Stati Uniti e UK, come Overview Energy e Aetherflux, che hanno piani dettagliati e finanziamenti adeguati.
Il caso più interessante è forse in Cina, dove stanno lavorando a un insieme di satelliti, Omega 2.0 è il prototipo, che con una struttura a ciotola raccoglie la luce solare. Anche i cinesi vogliono avere in orbita un’area di almeno un chilometro quadrato e sono riusciti a trasmettere, nei test a terra, poco più di 2.081 watt su 55 metri di baseline.









