Daniele Scilingo, responsabile azionario svizzero di Mirabaud Asset Management delinea lo scenario dei listini europei e americani con un focus sul listino elvetico.
Nonostante la crescita prosegua da inizio anno, ritiene che le valutazioni dell’azionario europeo continuino a essere interessanti, sia in termini assoluti sia rispetto al mercato americano?
Le azioni europee hanno beneficiato dell’interesse di investitori internazionali spinti dalle valutazioni e dalla ricerca di diversificazione rispetto al mercato Usa sempre più concentrato. Affinché il rally continui, servono riforme strutturali concrete che sostengano e accelerino la crescita nel medio e lungo termine, supportate da investimenti significativi nelle infrastrutture e nell’innovazione. Purtroppo, delle 380 proposte di Draghi per creare un’Europa più competitiva, solo il 10% è stato implementato. C’è bisogno di accelerare i tempi.
Pensa che la Bce si manterrà in standby anche nella riunione di dicembre?
Con le attuali incertezze, le banche centrali dovrebbero attendere ulteriori sviluppi sull’andamento dell’inflazione che considerino il pieno impatto dei dazi. Un taglio inatteso potrebbe essere causato da sorprese negative sulla crescita.
Tra i Paesi europei, come si sta muovendo il listino svizzero? Quanto stanno influendo i dazi Usa sulla performance delle aziende e sulla crescita del Paese?
L’azionario svizzero, nonostante le turbolenze del 2025, si sta battendo alla pari con quello europeo, in particolare nel segmento delle società a piccola e media capitalizzazione. Per la maggior parte delle società quotate in borsa, l’impatto dei dazi è gestibile, dato che molte aziende hanno un sistema di produzione globale. Per prodotti prettamente svizzeri, come l’orologeria, sarà il consumatore a pagare i dazi tramite prezzi più elevati. Numerose società non quotate che hanno concentrato la produzione in Svizzera per esportare nel mondo stanno soffrendo. La loro strategia andrà rivista. Riguardo alla crescita del Pil nel paese, alcuni economisti stimano un impatto negativo tra lo 0,5% e il 1%, cosa che ci sembra esagerata tenendo conto delle informazioni che riceviamo direttamente dalle aziende.
E per quanto riguarda la valuta cosa si aspetta?
Più che i dazi, il dollaro debole sta causando parecchio sconforto alle società svizzere. Con il biglietto verde in calo di oltre il 10% dall’inizio dell’anno, un’azienda svizzera che in media genera 30% del fatturato in dollari potrebbe perdere 5-7 punti percentuali di crescita delle vendite e dovrà gestire una pressione significativa sui margini. Storicamente, il franco si apprezza di circa 3% all’anno, mettendo sotto pressione le aziende per migliorare i prodotti e servizi e così difendere la posizione sul mercato e la marginalità. Considerando la situazione attuale, il franco continuerà ad apprezzarsi, anche se la banca centrale svizzera dovesse optare per tassi d’interesse negativi.












