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Don Fabio Reverberi, 87 anni, non tornerà in Argentina per esser processato per i reati di cui è accusato. Si tratta di crimini che sarebbero stati commessi durante la dittatura, nel periodo dei ‘desaparecidos’. Il ministro Nordio ha negato l’estradizione dicendo che le condizioni di salute di Reveberi non la permettono.

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Resterà in Italia don Fabio Reverberi, prete di 87 anni della diocesi di Parma che in Argentina è accusato di crimini contro l’umanità che sarebbero stati compiuti nel periodo della dittatura civico-militare, dal 1976 al 1983, quello dei cosiddetti ‘desaparecidos’. Lo Stato argentino aveva richiesto l’estradizione, e la Corte di Cassazione l’aveva concessa a ottobre dello scorso anno. Tuttavia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha negato il trasferimento.

Il ministro ha valutato – come si legge nel suo provvedimento – che finora le corti avevano valutato le “già precarie condizioni di salute” di Reverberi solo pensando al viaggio in aereo per l’Argentina, e non all’intera procedura di estradizione. Ci sarebbero invece “gravi rischi” sanitari per il prete. In ogni caso, “il trasferimento aereo dovrebbe essere eseguito soltanto se assistito da una serie di cautele ben difficilmente attuabili in maniera congiunta nella pratica”, ma in più la procedura potrebbe avere “conseguenze esiziali” per Reverberi anche dopo il suo arrivo in Argentina e la detenzione. Ci sarebbe infatti “un rilevante stress psicologico, tale da integrare un ulteriore fattore di rischio” per il prete, che ha già delle patologie cardiologiche.

Ciò che i giudici argentini contestano al prete è l’omicidio di Josè Guillermo Beron, un giovane peronista di 20 anni, ancora oggi disperso. Era, come detto, il periodo dei desaparecidos in Argentina, in cui si stima che circa 30mila persone furono sequestrate, torturate in centri clandestini e poi uccise e fatte sparire. Reverberi il cappellano dell’ottava Squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza. Il centro di detenzione in cui sarebbero stati commessi i crimini era chiamato “La Departamental”.

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Reverberi lasciò l’Argentina nel 2011, quando a Mendoza stava iniziando il primo processo per crimini contro l’umanità legato a quell’epoca. A quanto risulta, alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime avrebbero riportato un coinvolgimento del prete, tale da portarlo ad essere accusato. La associazione onlus 24 Marzo ha ricordato che “Don Reverberi è anche accusato di aver assistito a numerose torture alle quali erano sottoposti i prigionieri del regime di Videla prima di essere uccisi e fatti scomparire”. In Italia, Reverberi è sottoposto al divieto di allontanamento dal Comune di Sorbolo, in provincia di Parma, con obbligo di firma dai carabinieri.

La Corte di Cassazione aveva dato il via libera all’estradizione respingendo il ricorso fatto dal legale del sacerdote. Era stata così confermata la decisione della Corte d’Appello di Bologna. Per l’esecuzione del provvedimento del ministro Nordio è stata fissata un’udienza il 19 gennaio. Qui lo Stato argentino potrà decidere di presentare un eventuale ricorso al Tar del Lazio, che è l’unico strumento a sua disposizione.

Ci sono state anche alcune reazioni politiche alla decisione. Il deputato del Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando ha scritto: “Nordio nega l’estradizione a un prete torturatore argentino che per la magistratura poteva essere consegnato alle autorità del suo paese. Per il ministro la certezza della pena vale solo per i ladri di polli, non per gli aguzzini fascisti”. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, ha definito “gravissima” la decisione di Nordio: “Dovrebbe riempire di vergogna non solo perché ha sconfessato la decisione della Cassazione e del tribunale di Bologna rigettando l’estradizione, ma anche perché conferma come questo governo non prenda le distanze dalle dittature fasciste che hanno lacerato l’America Latina”.

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