
Zafferano, curcuma, rosso e giallo al mercato di Gabès, la città tunisina sul mare i cui abitanti stanno diventando migranti climatici verso l’Europa. L’innalzamento del livello dell’acqua (fin nelle isole Kerkennah), li costringe a lasciare tutto. Il mar Mediterraneo, l’antica culla della civiltà, oggi è una “sentinella del clima”: pesci alieni, il Mar Menor in Spagna (la più grande laguna salata d’Europa ha ottenuto la personalità giuridica dopo un collasso eco-sistemico, e grazie all’impegno di un movimento popolare).
Liberti: «Ogni squilibrio globale diventa subito visibile qui»
“Hotspot Mediterraneo” è la prima grande mostra interattiva – foto, video e audio – sul mutamento eco-sistemico che sta accadendo al mare nostrum. L’esposizione, ideata dal fotografo documentarista Francesco Bellina e dal giornalista-scrittore ambientale Stefano Liberti è gratuita e visitabile all’Eco-museo del mare di Palermo, fino al 1° febbraio 2026.
«Il Mar Mediterraneo è una sentinella del clima – dice Liberti – perché registra tutto prima, e lo fa in modo amplificato. È un mare poco profondo rispetto agli oceani, con scambi limitati: questo lo rende estremamente sensibile alle variazioni di temperatura, salinità, venti, apporti fluviali. Ogni squilibrio globale qui diventa immediatamente locale, visibile, e pertanto narrabile».
È ciò che hanno tentato di fare gli ideatori della mostra: «Narrare una crisi nel suo svolgimento, come prisma di una crisi globale. Il Mediterraneo è un mare semi-chiuso – prosegue il giornalista – abitato, attraversato, sfruttato. È un mare tra le terre. Intorno al bacino vivono 500 milioni di persone. Noi abbiamo cercato di dare voce a questo mare attraverso il nostro sguardo sui pescatori, gli scienziati, gli attivisti».
Bellina: «Storia e cultura comuni»
Lungo il percorso interattivo sfilano volti-luogo, orizzonti: «Bisogna pensare al Mediterraneo come un ecosistema legato da una storia e una cultura comuni – dice Bellina – All’interno di questo insieme si possono notare zone in cui sembriamo già in una fase post-apocalittica, per esempio la spiaggia di Gabès su cui insiste il Groupe Chimique Tunisien – Gct: una spiaggia dove non si respira per il cattivo odore, piena di carcasse di tartarughe e pesci morti. Dall’altro vediamo delle zone che sono ancora in tempo per riprendersi: penso a Mazara e Trapani, alla pesca in crisi e alla presenza di granchi blu e tartarughe Caretta Caretta».