In rosso, come lo scorso anno. Il 2025 della meccanica varia rappresentata dalla Federazione Anima si chiude con un segno meno contenuto, frenata che in termini percentuali vale l’1,4%, poco più di 800 milioni in valore assoluto, riducendo così la produzione a 59,1 miliardi. Una discesa legata quasi interamente alla componente di export, in frenata dell’1,7% a 32,9 miliardi, in un mercato globale diventato chiaramente più complicato nell’anno in cui lo tsunami dei dazi ha stravolto l’ordine precedente gettando sabbia negli ingranaggi degli scambi e mettendo in stand-by numerosi progetti di investimento.
Area vasta, quella raggruppata dalla Federazione Anima, che include settori diversi per tecnologie e aree di sbocco, comparti uniti però dall’appartenenza al grande filone esteso della meccanica. Tra movimentazione e comparto alimentare, valvole e rubinetti, caldaie e impianti per edilizia, apparati per la sicurezza e logistica. Diversificazione che questa volta aiuta solo in parte a smussare i picchi, tenendo conto che dei macro settori monitorati dall’ufficio studi di Anima soltanto l’area degli impianti dedicati alla sicurezza chiude il 2025 in pareggio. Mentre cedono terreno tutti gli altri, con la caduta più ampia per il macrocomparto legato all’edilizia, dove sul mercato interno continua a pesare il rallentamento post-superbonus.
«Il momento è complesso – spiega il presidente di Anima Pietro Almici – e in questa fase servono anzitutto chiarezza e stabilità. Il piano Transizione 5.0, a lungo di fatto inapplicabile, va superato permettendo alle aziende di pianificare, dunque prevedendo una misura di durata triennale. E di semplice applicazione, perché noi siamo imprenditori, non possiamo diventare avvocati».
Critiche estese anche a Bruxelles, per l’eccesso di burocrazia in generale e per l’applicazione del nuovo meccanismo Cbam sul carbonio, che rischia di mettere in difficoltà più comparti.
Discese nella produzione meccanica che si verificano anche e soprattutto nell’export, dove nessun comparto tra quelli monitorati riesce a guadagnare terreno o a tenere le posizioni rispetto al 2024, con le tecnologie per l’industria a cedere in misura maggiore, con un calo che sfiora i tre punti percentuali.




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