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Notiziario

Un giudice di Firenze ha sollevato una questione di legittimità costituzionale per l’aiuto al suicidio. La decisione è legata a un’indagine su Marco Cappato e altri, che nel 2022 aiutarono un uomo ad andare in Svizzera per usare il suicidio assistito. Il precedente davanti alla Corte costituzionale è quello di dj Fabo, nel 2019.

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La Corte costituzionale tornerà ad esprimersi sul fine vita, e in particolare sulle norme che regolano il ‘suicidio assistito’ in Italia. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dalla giudice per le indagini preliminari Agnese De Girolamo, che a Firenze segue l’inchiesta su Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli. I tre nel 2022 aiutarono Massimiliano, un uomo malato di sclerosi multipla, ad andare in Svizzera per morire con il suicidio assistito. Il precedente più noto davanti alla Corte risale al 2019, quando la Consulta stabilì che il reato di aiuto al suicidio non era punibile nel caso di Dj Fabo, e chiese che fosse il Parlamento a intervenire per cambiare le leggi. Un intervento che non è ancora arrivato, nonostante un tentativo – subito stroncato – sia partito di recente dal Veneto.

Anche in questo caso la questione di legittimità riguarda l’articolo 580 del codice penale, che prevede che l’aiuto al suicidio non sia punibile solo se la persona interessata è tenuta in viva tramite “trattamenti di sostegno vitale”. L’idea dell’associazione Coscioni è che questo passaggio vada contro diversi articoli della Costituzione: 2, 3, 13, 32 e 117. Su questi si concentra la questione sollevata dalla giudice.

Il caso risale al 2022, quando a dicembre il 44enne toscano Massimiliano (nome di fantasia) morì in una clinica in Svizzera. Pochi giorni prima aveva dichiarato pubblicamente di avere intenzione di effettuare la procedura in Italia, cosa che però era impossibile perché non era tenuto in vita da trattamenti vitali. A stabilire il limite di macchinari che tengono in vita fu proprio la Corte costituzionale, nel 2019, con la sentenza sul caso di Dj Fabo. La patologia, aveva deciso la corte, deve essere irreversibile, deve portare sofferenze intollerabili sul piano fisico o psicologico, e in più la persona deve essere capace di prendere decisioni consapevoli.

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Nel 2022, la giornalista Chiara Lalli e l’attivista Felicetta Maltese accompagnarono Massimiliano in Svizzera e poi si autodenunciarono insieme a Marco Cappato, che con l’associazione Coscioni aveva organizzato e pagato la trasferta. Alla fine del 2023 la procura di Firenze aveva chiesto l’archiviazione del caso, perché l’aiuto fornito dai tre non sarebbe rientrato nel reato di aiuto al suicidio. Allo stesso tempo, gli inquirenti avevano chiesto che si sollevasse la questione di costituzionalità per le attuali norme sul fine vita. La giudice ha invece deciso di non archiviare le indagini, perché il reato ci sarebbe, ma è stata d’accordo a sollevare l’eccezione di costituzionalità.

Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Coscioni, ha dichiarato: “Siamo fiduciosi nel lavoro dei giudici della Consulta. Il trattamento di sostegno vitale, se interpretato in senso restrittivo, è un requisito discriminatorio in quanto non incide sulla capacità di prendere decisioni, sulla irreversibilità della malattia, sulle sofferenze intollerabili”. Poi ha aggiunto: “Il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale non è previsto in nessuna norma straniera sul fine vita“.

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