Domanda: c’è spazio perché il passaggio di Nave Garibaldi alla Marina indonesiana avvenga non a titolo gratuito, come prevede lo schema di decreto del ministero della Difesa sottoposto all’esame delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, ma previo pagamento di un corrispettivo? «Io credo di sì perché la parola sta alle Commissioni, cioè noi abbiamo fatto tutta l’istruttoria dopodiché la nave sarà ceduta a titolo gratuito ove e solo se le commissioni daranno il parere vincolante sì». L’indicazione è giunta dal Direttore nazionale degli Armamenti,Giacinto Ottaviani. L’ammiraglio è intervenuto in audizione martedì 24 marzo davanti alla Commissione Affari esteri e difesa del Senato. Il parere delle commissioni competenti, sostanzialmente un via libera alla cessione della nave a titolo gratuito all’Indonesia, sarebbe dovuto arrivare entro lunedì 16 marzo, ma le opposizioni, con in prima fila Pd e Cinque Stelle, hanno ottenuto il rinvio del voto.
«Non abbiamo promesso nulla, perché non potevamo – ha spiegato Ottaviani – . Tutto nasce da una serie di missive di forte interesse. Fin da luglio sono arrivate ma non ho l’autorità di cedere la nave a titolo gratuito. Ho solo preso atto in una forma di cortesia» ha affermato. È in un «quadro di proficua collaborazione commerciale tra Italia e Indonesia che quest’ultima ha manifestato da tempo l’interesse per l’acquisizione di vario materiale e in particolare di nave Garibaldi che è posta in una posizione di riserva dal 31 dicembre 2024 per manifesta obsolescenza tecnico-operativa – ha spiegato l’ammiraglio -. Il ministero della Difesa indonesiano ha manifestato con una missiva a me la volontà di acquisirla. Tengo a sottolineare che ogni comunicazione ricevuta nel corso delle interlocuzioni, talvolta con proposte e agende unilateralmente suggerite, non sono mai state approvate in toto o recepite da me nei loro contenuti, ma in ragione della necessità di dover valutare approfonditamente tali proposte con le varie componenti della difesa competenti per materia». Ottaviani ha precisato che «nessun altro Stato finora ha chiesto il Garibaldi. Le opzioni sono di dismetterla, con i costi che ci sono stati spiegati di 19 milioni per l’approntamento alla dimissione, oppure cederla a titolo gratuito all’unico che finora si è fatto avanti».
Il Direttore nazionale Armamenti: «La cessione gratuita è la soluzione più conveniente»
Il Direttore nazionale degli Armamenti ha posto l’accento sul fatto che dalle valutazioni del «tavolo tecnico interforze», istituito a dicembre e presieduto dal capo di Stato Maggiore della Difesa, è emerso «che la cessione gratuita di nave Garibaldi, di cui il valore inventariale residuo è di 54 milioni, rappresenta la soluzione più conveniente», perché consente di evitare i «quotidiani costi di mantenimento stimati in circa 5 milioni annui» e i costi di demolizione. La cessione, ha aggiunto, consente di trasformare «un onere certo in una opportunità di cooperazione internazionale». «Nave Garibaldi – ha aggiunto – è una passività quotidiana, perché ha bisogno di più di 100 persone a bordo per la manutenzione, la tenuta in sicurezza. Fino a quando la nave galleggia ha bisogno di manutenzioni». «Il valore inventariale -ha ricordato l’ammiraglio – è un valore puramente teorico, non è certo il valore economico, quindi la somma di tutto quello che c’è sul Garibaldi ha un valore di 54 milioni. Valore inventariale significa andare a bordo di questa portarei di 14.000 tonnellate, di 185 metri e andare a stimare il valore di lutto: del mobiletto, dell’armadio, del tavolino che una volta dissaldato ha un suo valore».
Trasformare la nave in museo? «Operazione troppo dispendiosa»
Quanto poi alla possibilità di considerare alternative alla cessione della nave, come ad esempio quella di farne un museo, Ottaviani ha fatto presente che questa operazione sarebbe particolarmente dispendiosa. «Prendendo spunto dall’Intrepid Sea-Air-Space Museum di New York (museo di storia marittima e militare costituito da una collezione di navi museo, ndr), se uno oggi decidesse di trasformare il Garibaldi in un museo dovrebbe spendere circa 100 milioni, ad esempio per togliere le barriere architettoniche, il Garibaldi – ha ricordato – è tutta una barriera architettonica, Ci sono degli standard museali da rispettare che comportano investimenti. Ad esempio il Garibaldi come nave da guerra, nave militare, ha delle prese a mare che aspirano 24 ore su 24 acqua. Si tratta di un anello che riveste tutta la nave. E da questo anello ci sono miriade di fuoriuscite che possono portare acqua laddove c’è un incendio. Ora – ha continuato il Direttore nazionale degli Armamenti – se questa nave si trasforma in museo è chiaro che queste prese a mare vanno tutte chiuse, che va fatto un sistema di condizionamento antincendio tipico di un museo che non è quello di una nave militare». Ne consegue che «per trasformare la nave Garibaldi in un museo ci vogliono 100 milioni, una tantum all’inizio, in più ci vogliono circa 35 milioni all’anno per gestirlo. Queste sono le spese». Ottaviani ha ricordato che l’Intrepid «riesce a smaltire questi 35 milioni l’anno con un milione circa di visitatori l’anno, perché sta a New York. Le condizioni a contorno sono diverse da quelle italiane, quindi con un milione di visitatori colma l’85% di questi 35 milioni. Questa è la situazione».
«Indonesia territorio sismico, nave Garibaldi potrebbe portare soccorso in caso di necessità»
Perché si è fatta avanti l’Indonesia? «È il più grande Stato arcipelagico del mondo – ha sottolineato l’ammiraglio -: ha più di 18.000 isole, 3.000 di queste sono disabitate, inoltre è un territorio sismico, quindi un Garibaldi con minime attività di manutenzione, per le quali hanno stanziato circa 400-420 milioni, diventa per loro una nave anche con capacità sanitarie. È chiaro che una nave può essere lo strumento con il quale si porta soccorso quanto prima».
