Il commercio transatlantico è precipitato in uno stato di “puro caos tariffario”. È questa la sintesi più efficace, affidata ai social dal presidente della Commissione Commercio del Parlamento Europeo, Bernd Lange, dopo un fine settimana frenetico che ha visto scontri istituzionali senza precedenti negli Stati Uniti e ripercussioni immediate nel Vecchio Continente.
Tutto è iniziato venerdì, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una sentenza storica (6 voti a 3), ha dichiarato incostituzionali i dazi generalizzati imposti da Donald Trump tramite poteri di emergenza (l’International Emergency Economic Powers Act del 1977). Secondo il Capo della Giustizia, John Roberts, il Presidente non può usare “linguaggi vaghi” per scavalcare il potere del Congresso di regolare il commercio.
L’eurodeputato tedesco Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale dell’Europarlamento e relatore per l’accordo commerciale Usa-Ue (@web)
La vittoria legale degli esportatori è stata però di breve durata. Meno di 24 ore dopo, Trump ha reagito con una mossa definita dai mercati “di ritorsione istituzionale”: ha annunciato nuovi dazi globali del 15% (alzando la posta rispetto a una prima ipotesi del 10%), utilizzando questa volta la Sezione 122 del Trade Act del 1974, legata al deficit della bilancia dei pagamenti.
Il clima di instabilità
La strategia della Casa Bianca appare chiara: creare un clima di instabilità tale da costringere l’Europa a sottoscrivere l’accordo quadro (il cosiddetto “Accordo di Turnberry”) senza ulteriori esitazioni. Trump ha ribadito che solo chi accetta i termini statunitensi – che includono concessioni pesanti sul settore agricolo e della difesa – potrà sperare in esenzioni dalla nuova raffica di tariffe.
Tuttavia, il caos giuridico negli USA rende qualsiasi firma europea un salto nel buio. “Nessuno riesce più a capirci nulla”, ha rincarato Lange, proponendo di congelare il processo di ratifica dell’accordo a causa della totale mancanza di affidabilità della controparte.

Industria meccanica (@web)
Le imprese nel caos e sistema produttivo in panne
L’incertezza non è solo una questione diplomatica. Per il sistema imprenditoriale europeo, è un veleno lento. I settori più colpiti – automotive, chimica, agroalimentare e lusso – si trovano in un vicolo cieco. I distributori americani, non sapendo quale sarà il dazio finale, stanno sospendendo gli acquisti a lungo termine.
Molte merci già in viaggio verso gli USA rischiano di arrivare sotto un regime tariffario diverso da quello previsto alla partenza, costringendo le aziende a scegliere tra perdite nette o contenziosi legali.
Le multinazionali europee hanno fermato i piani di espansione oltreoceano, temendo che un accordo firmato oggi possa essere annullato domani da un’altra sentenza o da un nuovo ordine esecutivo.
“Le aziende dipendono dalla stabilità. Questo boomerang normativo rischia di distruggere mesi di sforzi fatti per adattarsi alle nuove regole,” ha dichiarato un portavoce della task force dazi istituita a Roma.
La reazione di Bruxelles
La Commissione Europea ha chiesto ufficialmente “piena chiarezza” a Washington, esigendo che gli impegni presi nei negoziati di luglio vengano onorati nonostante le sentenze interne. Ma con Trump che definisce le decisioni della sua stessa Corte Suprema “ridicole e anti-americane”, la via diplomatica sembra stretta e in salita.
Vino e prodotti agroalimentari italiani alle prese con il caos dazi Usa (@web)
In Italia cosa può accadere
Non è solo una questione di geopolitica astratta: il caos dei dazi americani ha bussato direttamente alle porte dei distretti produttivi italiani. Ed ora si trova ad affrontare una tempesta perfetta. L’Italia, con un surplus commerciale verso gli USA che nel 2025 ha toccato vette storiche, è tra i Paesi più esposti a questa nuova ondata di protezionismo “punitivo”.
Per il settore vinicolo, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco al mondo. Il rischio di una nuova barriera rischia di estromettere le bottiglie italiane dalla fascia di prezzo “premium” per relegarle a prodotti di lusso inaccessibili. La meccanica strumentale è la colonna portante del nostro export. Qui il danno è doppio. Molte commesse per macchinari industriali hanno tempi di consegna di 6-12 mesi. Le aziende italiane oggi non sanno quale dazio verrà applicato al momento della consegna, rendendo impossibile fare preventivi affidabili. Se l’industria americana rallenta a causa dei costi dei componenti importati, la domanda di macchinari italiani crolla di riflesso.
Dalle calzature marchigiane alle borse toscane, il lusso è il settore che finora ha resistito meglio, ma la soglia del 15% è considerata “psicologicamente devastante” dagli analisti. Il rischio è una contrazione dei volumi che potrebbe spingere alcune aziende a delocalizzare parte della produzione negli USA per aggirare le tariffe.
Inoltre le incertezze attuali hanno già portato ad un aumento immediato delle assicurazioni per il credito alle esportazioni proprio a causa dell’incertezza delle decisioni statunitensi.
Il settore del lusso ha paura del caos dazi Usa (@web)
