Il BTp Valore ha viaggiato tonico anche nel terzo giorno di offerta, con una raccolta da 2,79 miliardi in 94.884 contratti che porta il totale provvisorio a 13 miliardi e 406.064 sottoscrittori. Questi numeri continuano a piazzare il titolo al terzo posto nella serie storica dei buoni del Tesoro della famiglia del «Valore», senza variazioni sostanziali nella graduatoria. Ma mentre si avvicina la chiusura del collocamento, in programma per venerdì 6 marzo alle 13, diventano più fitte le domande intorno a un possibile ritocco al rialzo dei rendimenti; ipotesi che al momento non appare improbabile, anche se il verdetto si conoscerà solo al termine dell’offerta.

Il quadro dei rendimenti

Dopo due giorni di tempesta, mercoledì i mercati hanno cambiato rotta anche sul terreno obbligazionario, con il BTp decennale che ha chiuso al 3,43% (dal 3,47% di martedì) riducendo da 70 a 67,5 punti lo spread rispetto ai Bund. Ma resta il fatto che al momento i rendimenti su tutto l’arco temporale dei sei anni coperti dal nuovo BTp viaggiano tra gli 8 e i 13 punti base sopra i livelli di apertura di venerdì scorso, quando sono state definite le cedole del «Valore». La giornata di oggi sembra quindi quella decisiva per capire le sorti finali del confronto.
Su queste basi si riaccenderanno le calcolatrici al Tesoro, dove l’offerta iniziale è stata plasmata con un premio intorno ai 30-31 punti rispetto ai BTp di durata analoga.

Il confronto con i BTp ordinari

Il nuovo titolo destinato a famiglie e piccoli investitori prevede infatti un triplo scalino, che fa salire le cedole lorde annue (riconosciute però come sempre a ritmo trimestrale) dal 2,5% del primo biennio al 2,8% del secondo, per arrivare al 3,5% nei due anni finali. Questo impianto determina sui sei anni un rendimento lordo annuo del 2,946%, che arriva al 3,08% considerando il premio fedeltà dell’8 per mille riservato a chi acquista il titolo in questi giorni di offerta e lo mantiene in portafoglio fino alla scadenza del 10 marzo 2032. E l’offerta era stata condotta sul confronto con il 2,77% offerto la scorsa settimana dal BTp ordinario con scadenza simile, che oggi invece viaggia intorno al 2,9%.
Non va poi trascurato che l’architettura dei tassi, articolata per la prima volta in tre periodi da due anni ciascuno, si presta a un confronto anche con le scadenze più brevi. A seconda della curva dei rendimenti che comparirà sui terminali venerdì mattina, quindi, il ritocco (sempre eventuale, al momento) potrebbe anche riguardare solo una parte delle cedole offerte, in un equilibrio delicato che deve però tener conto di più fattori: il bonus effettivo offerto dal BTp per famiglie rispetto ai “concorrenti” ordinari, il peso delle cedole sul bilancio pubblico, e la successione dei tassi pensata per incentivare la fedeltà dei risparmiatori non solo con il bonus finale, ma anche con lo scalino più alto collocato nell’ultimo biennio di vita del titolo.

I numeri in gioco

Si vedrà. Ma è importante ricordare che i tassi comunicati la scorsa settimana dal Tesoro sono i «minimi garantiti», e che non mancano precedenti anche recenti nei quali le cedole definitive sono state un po’ più alte. L’ultimo risale al febbraio dello scorso anno quando il «BTp Più», altro bond governativo italiano intitolato al «Valore», ha offerto il 2,85% nei primi quattro anni, anziché il 2,80% pensato all’inizio, e ha alzato dal 3,6% al 3,7% la cedola annua per il secondo quadriennio.
In ogni caso, i numeri macinati nelle ultime ore mostrano che la domanda sul BTp Valore rimane solida, anche se le statistiche mostrano un rallentamento leggermente più marcato rispetto alle edizioni precedenti. Mercoledì il nuovo titolo ha infatti totalizzato ieri il 21,4% della raccolta totale dei primi tre giorni, contro una media del 25,6% registrata dalle edizioni precedenti dei BTp Valore. La spinta è ancora sufficiente a portare anche l’ultimo arrivato sui livelli di successo battuti fin qui dai titoli di questo filone. Ma la partita dei tassi è ancora aperta.

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