Anche se i mercati sono andati sull’ottovolante, il BTp Valore ha concluso la settimana di emissione con un risultato di tutto rispetto: 16,2 miliardi di raccolta e 522.214 contratti registrati. Evidentemente nel nuovo titolo di Stato riservato ai risparmiatori i sottoscrittori hanno visto anche un rifugio sicuro per il proprio capitale alle prese con le incognite del nuovo shock geopolitico.
La guerra all’Iran partita a sorpresa nello scorso fine settimana, poche ore dopo l’entrata nel vivo dell’offerta del BTp con l’indicazione dei rendimenti minimi garantiti, ha investito in pieno anche il mercato obbligazionario, che ha visto crescere i rendimenti dei bond sovrani, e ha riportato al centro della scena i timori su una nuova risalita dell’inflazione. In questo quadro il Tesoro ha rivisto di conseguenza al rialzo anche i rendimenti che misureranno le cedole del nuovo BTp: nei primi due anni, il titolo offrirà il 2,6% anziché il 2,5% indicato all’inizio, nel secondo biennio il rendimento annuo salirà al 3,2% e non al 2,8% per arrivare nell’ultimo biennio al 3,8% invece che al 3,5%. Il premio fedeltà finale, riservato a chi dopo aver acquistato il BTp nella settimana dell’emissione lo manterrà in portafoglio fino alla scadenza del 10 marzo 2032 resta invece all’8 per mille in quanto non soggetto a revisioni successive (del resto è già al livello massimo ordinariamente riconosciuto per questi titoli).
Con la nuova struttura dei tassi, il BTp Valore ricostruisce quel premio rispetto ai titoli ordinari di pari scadenza che rappresenta la caratteristica classica delle offerte riservate al mercato dei piccoli risparmiatori. La scansione biennale degli scalini rappresenta un riferimento per i confronti sulle scadenze più brevi, a due e quattro anni, ma non comporta conseguenze pratiche per i sottoscrittori: che come accade sempre potranno vendere (o comprare) il BTp in ogni momento sul mercato secondario.
