Il recupero della vecchia Ici 2006-2011 a carico degli enti ecclesiastici ha atteso molti anni. E potrà aspettare altri sei mesi. Lo spiega il decreto di Palazzo Chigi, arrivato oggi martedì 24 marzo sui tavoli della Conferenza unificata, per spostare dal 31 marzo al 30 settembre entro i quali i diretti interessati dovranno effettuare la dichiarazione per il recupero dell’imposta comunale sugli immobili per il quinquennio interessato. Il rinvio sposta automaticamente al 30 ottobre l’altra scadenza collegata, cioè quella relativa al versamento dell’imposta dovuta.
Perimetro ristretto
Il dossier continua insomma a impegnare gli uffici dell’amministrazione finanziaria, anche se dopo le norme attuative scritte per rispettare l’obbligo imposto dalla Corte di giustizia Ue la platea dei reali debitori è stata ridotta ai minimi termini. L’obbligo scatta, infatti, per debiti superiori a 50mila euro all’anno cumulati per tutti gli immobili posseduti in tutta Italia. Questo parametro fissato dall’articolo 16-bis del decreto legge antinfrazioni del 2024 (Dl 131) esclude un’amplissima fetta di contribuenti e complica, peraltro, gli eventuali controlli da parte degli enti locali che dovrebbero condividere tra loro i dati per verificare il superamento della soglia a livello nazionale.
I codici tributo
In ogni caso l’allarme è scattato anche per la scarsa disponibilità di software gestionali per completare l’operazione, in un quadro non chiarissimo come dimostra il fatto che nelle stesse ore in cui prendeva forma la proroga l’agenzia delle Entrate ha pubblicato con la risoluzione 12/E/2026 i codici tributo per il versamento.
