Storie Web martedì, Aprile 23
Notiziario

Storico, in senso lato, lo era già. Ora però il brand Same entra in modo formale nella storia dell’industria italiana, ottenendo l’iscrizione nel Registro speciale dei Marchi Storici di interesse nazionale. Albo istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha l’obiettivo di valorizzare e tutelare marchi di eccellenza con una continuità operativa di oltre 50 anni e storicamente collegati al territorio nazionale.
Caratteristiche evidenti per la Società Accomandita Motori Endotermici (Same ne è appunto l’acronimo), nata a Treviglio in provincia di Bergamo nel 1942, in oltre 80 anni di storia uno dei motori della meccanizzazione agricola italiana.

La storia dell’azienda, in realtà, affonda le sue radici ancora più indietro, quando i fratelli Francesco ed Eugenio Cassani nel 1927 sviluppano la Trattrice Cassani, uno dei primi esempi al mondo di trattore dotato di motore diesel.

Piccola realtà meccanica che nel tempo è cresciuta anche attraverso acquisizioni, dando vita al gruppo Sdf, risultato dell’integrazione tra Same e la tedesca Deutz-Fahr, rilevata nel 1995.

La crescita

L’assetto attuale è il risultato di una politica di innovazione e internazionalizzazione che ha visto in pochi anni il gruppo rinnovare completamente la propria gamma di prodotti, investire nell’agricoltura 4.0, aprire nuovi stabilimenti produttivi in Cina, Turchia e India, rilevare altre aziende del settore come Gregoire (macchine per vigneti) oppure Vitibot (macchinari elettrici e a guida autonoma). Piano di investimenti da centinaia di milioni di euro che ha permesso progressivamente a Sdf di entrare in nuovi mercati, aumentare il prezzo medio dei modelli venduti, conquistare nuove quote di mercato.

Il gruppo guidato dall’ad Lodovico Bussolati oggi occupa 4400 addetti (di cui quasi 1500 nel quartier generale di Treviglio) e produce in nove stabilimenti fra Europa ed Asia, impianti che nel complesso realizzano quasi 40mila mezzi ogni anno, con ricavi arrivati a ridosso dei due miliardi di euro, più del doppio rispetto a quanto accadeva nel 2009, alla vigilia del varo del nuovo piano industriale.

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