Storie Web sabato, Luglio 13
Notiziario

Nei prossimi mesi probabilmente i listini consolideranno una parte dei guadagni ottenuti in questi mesi, mentre in termini settoriali quelli con il maggior potenziale sono health care, industriali, tecnologia, materie prime e beni di consumo durevoli. Lo spiega nel dettaglio Alberto Conca, responsabile investimenti di Lfg+Zest Sa, società di gestione con sede a Lugano, risultato della fusione tra Lfg Investment Consulting e Zest, avvenuta nel 2023. Fa parte di Lfg Holding, uno dei maggiori gruppi indipendenti di gestione patrimoniale in Svizzera con masse gestite per 3 miliardi di franchi.

Listini ai massimi e tanta incertezza soprattutto a livello geopolitico. Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

In perfetta sintonia con un vecchio adagio di Wall Street – “markets climb a wall of worry”, i mercati finanziari scavalcano un muro di preoccupazioni, a significare che finchè ci sono elementi di preoccupazione, non tutto è scontato dai prezzi e quindi c’è ancora spazio per avere valutazioni più alte; quando pervade l’ottimismo è il momento per essere preoccupati. In questo contesto l’incertezza geopolitica, iniziata con la guerra in Ucraina e ora con le recenti tensioni in Medioriente, fanno parte di quella serie di disturbi di sottofondo che si innestano su un quadro economico ancora discreto. Per i prossimi mesi ci attendiamo un movimento di consolidamento dei guadagni registrati finora dalle principali borse mondiali a fronte di uno scenario economico che si sviluppa in linea con quanto descritto in precedenza. I mercati finanziari stanno scontando una crescita degli utili poco al di sopra delle medie storiche (8%) e un calo dei tassi d’interesse, che permetterebbe di stimolare il ciclo del credito, come nuovi mutui e ripresa degli investimenti aziendali.

Pensa che ci siano mercati sopravvalutati?

I nostri modelli di valutazione indicano un leggera sopravvalutazione del mercato Usa di circa un 5%-10%; la borsa americana sconta un ritorno di tassi reali leggermente negativi (tasso a 10 anni al netto dell’inflazione), in linea con quanto registrato dopo la crisi del 2008 ma lontano dalla media del 2%. Le maggiori banche centrali hanno escluso il ritorno alle politiche super accomodanti, da qui la leggera sopravvalutazione delle borse e la necessità di un periodo di consolidamento. Suggeriamo quindi un atteggiamento di attesa e di non aumentare l’esposizione al rischio azionario, pur mantenendo l’esposizione attuale.

Su quali paesi e settori avete l’esposizione maggiore?

Quando i differenziali valutativi tra settori sono uniformi, le caratteristiche differenzianti per la performance futura sono rappresentate da fattori come qualità, crescita (a parità di valutazione è preferibile essere investiti in società con tassi di crescita maggiori) e generazione di cassa ovvero il livello dei margini. I settori in cui al momento si trova il miglior mix di questi fattori sono l’health care, gli industriali, la tecnologia, le materie prime e i beni di consumo durevoli. I settori meglio rappresentati si trovano in Europa e in Usa, da qui la nostra preferenza per questi mercati.

Da un punto di vista aziendale sia in Europa, sia in Usa com’è la situazione? E per il mercato italiano?

Anche il 2024 ha visto un mercato dominato da pochi titoli sia negli Stati Uniti, sia in Europa; questi titoli hanno monopolizzato la crescita degli indici azionari e degli utili aziendali. Con il risveglio dell’attività manifatturiera che stiamo osservando, è probabile che la crescita degli utili si allarghi ad un numero crescente di aziende. Anche l’Italia, grazie al peso dei settori ciclici del mercato ne potrà beneficiare.

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