Oggi, 1 aprile, Apple compie 50 anni. Fu fondata nel 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ron Wayne (nessuno si ricorda di lui, vendette la propria quota del 10% per 800 dollari dopo un paio di settimane) in un garage, nel pieno della mistica di quegli anni della Silicon Valley che da un mix di cultura hippy e nerd ha dato via alla rivoluzione tecnologica che ha cambiato le nostre vite. Apple, tra le grandi aziende dell’epoca, è quella che ha seguito il percorso di crescita più continuo e coerente dal punto di vista strategico, con qualche inciampo nei primi anni che ha messo a dura prova la sua sopravvivenza, ma oggi è un colosso da 2,5 miliardi di dispositivi attivi e un valore superiore a 3,5 trilioni di dollari.
Solo dei ceo hanno fatto la storia
In questi 5 decenni Apple ha avuto 4 ceo. Il primo, il padre fondatore mai dimenticato, Steve Jobs ha guidato l’azienda per quasi 23 anni interrotti dalla sua defenestrazione a opera di John Sculley. In quegli anni disastrosi a guidare l’azienda saranno Michael Splinder, per 3 anni, e Jil Amelio, per meno di 2, ma di loro nessuno si ricorda. Mentre Tim Cook, il fidato Chief Operating Officer di Jobs, prende in mano l’azienda nel 2011, quando Jobs muore lasciando un vuoto nel mondo della tecnologia. Cook raccoglie una eredità difficilissima ma la porta avanti con coerenza. Senza strafare. L’azienda diventa uno dei più grossi colossi finanziari al mondo. Nel frattempo porta avanti un piano progressivo di sostenibilità dei prodotti e supply chain, promuove un’azienda più inclusiva e mantiene le priorità di privacy e user experience come valori distintivi di Apple.
Dal Mac al primo iPhone
Il primo prodotto realizzato è l’Apple I, costruito quasi interamente a mano. Qui si forma la filosofia che accompagnerà Apple: tecnologia semplice, di bell’aspetto e funzionale. L’ossessione per la qualità del prodotto è la caratteristica di Jobs che consentirà all’azienda di fare un salto di qualità nella tecnologia personale. Unita a una abilità narrativa inedita incarnata al suo massimo durante i keynote di Steve Jobs, che diventano oggetto di studio nelle università prima ancora che si parlasse di “storytelling”.
Negli anni ’80 arriva il Macintosh, il primo computer con interfaccia grafica e mouse, che rivoluziona il concetto di personal computer. È un momento chiave e di reciproche influenze: per l’interfaccia grafica e il mouse Apple si ispira a una soluzione che vede durante una visita allo Xerox PARC. Microsoft adatterà questi concetti nei suoi sistemi Windows, dando vita alla storica rivalità tra le due aziende.
Ma non tutto funziona: flop come Lisa e Apple III mettono a dura prova l’azienda. Nel 1985, Steve Jobs lascia Apple dopo contrasti con il consiglio di amministrazione.
