Storie Web martedì, Marzo 24

Satelliti attorno alla Terra ce ne sono tanti, oltre 10.000 al momento, ma le previsioni sono di andare molto oltre questo numero, verso i 40.000 in due anni e questo senza tenere conto di progetti alla Elon Musk, che ora, dimenticato Marte, vuole mettere in orbita un milione di satelliti che faranno parte di un gigantesco computer spaziale. Tutto in orbita bassa, fra 200 e 2000 chilometri.

Aumenta quindi, sempre più, l’attenzione per la pratica di un’economia circolare nel campo dei satelliti, e in questo l’Italia e l’Europa sono proprio avanti. Lo dimostra anche l’annuncio dato oggi al SatShow 2026 a Washington DC, da D-Orbit, azienda di Fino Mornasco, Como, che è lì presente, assieme a tante altre imprese italiane, nel Padiglione organizzato dalla Agenzia ICE in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

D-Orbit, leader globale nella logistica spaziale e trasporto orbitale, è stata selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea, Esa, come prime contractor per Morph (Modular On-Orbit Refurbishment for Permanent Hardware), che potrebbe diventare la prima architettura di missione europea capace di dimostrare il rifornimento di satelliti direttamente in orbita.

Obiettivo «riciclo»

È un momento importante per stabilire se e come si possono non solo rifornire, ma anche riparare, aggiornare o addirittura riutilizzare i satelliti nello spazio. È un cambiamento di concezione dell’uso del satellite che, fino ad oggi è stato progettato come un oggetto usa e getta, che finisce la sua vita per un qualunque motivo che, sulla Terra, non creerebbe problema: piccolo guasto hardware, problemi gravi col software o, appunto, esaurimento del carburante che i satelliti usano per le correzioni di rotta.

«Con Morph, esploriamo un modello diverso, nel quale i satelliti diventano infrastrutture a lungo termine che possono essere riparate, migliorate e adattate direttamente in orbita» afferma Diego Garcés de Marcilla, Direttore della Business Unit In Orbit Servicing di D-Orbit.

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