ZAGABRIA – L’intelligenza artificiale sta ridisegnando i data center, e questo processo di cambiamento spazia dalla densità dei rack ai sistemi che portano energia e smaltiscono il calore. Il tema è noto: le infrastrutture sono chiamate a sostenere carichi più intensi e a garantire cicli di elaborazione sempre più veloci, mentre i progetti legati all’uso dell’AI crescono di scala. Una parte della risposta si costruisce in fabbrica, altre riguardano le tecnologie per raffreddare e controllare gli impianti, con soluzioni a liquido e strumenti digitali sempre più presenti. Guardando ai prossimi cinque anni, apparati rack più potenti e architetture modulari dovrebbero diventare uno standard, ma dipenderà da quanto rapidamente sarà possibile realizzarle rispetto a vincoli critici come l’effettiva disponibilità di energia, la dissipazione del calore e tempi di connessione. In occasione della Vertiv Week 2026, che ha fatto tappa anche alla facility di Rugvica del produttore americano, è arrivata un’ulteriore conferma della “transizione” in atto nel mondo dei data center e di come la crescita delle infrastrutture necessaria per alimentare il lavoro dell’AI stia accelerando anche gli investimenti per i siti produttivi in Europa. Proprio Vertiv, nei giorni scorsi, ha infatti annunciato l’ampliamento del campus di Nové Mesto nad Váhom, in Slovacchia, che nei prossimi 18-24 mesi aggiungerà circa 22.000 metri quadrati di sistemi di alimentazione, quadri elettrici, apparati di gestione termica e soluzioni per il raffreddamento a liquido per rafforzare la capacità di risposta della regione Emea.
Dentro la fabbrica di Rugvica
Il Sole 24 Ore, insieme a un ristretto gruppo di testate tecnologiche italiane, ha visitato la struttura alle porte della capitale della Croazia dove si progettano e assemblano diversi sistemi destinati ai data center, compresi i cosiddetti “container” che contengono al loro interno batterie di apparati pronte per essere aggiunte a una server farm già in esercizio. Una delle tendenze emersa in modo evidente è lo spostamento in fabbrica di una parte crescente delle operazioni che, in passato, venivano svolte e integrate direttamente nei cantieri delle sale dati. Il fiore all’occhiello di Vertiv in tal senso è SmartRun, una completa soluzione modulare che combina elementi per la distribuzione dell’energia e il raffreddamento, insieme a componenti di monitoraggio e controllo. Nei sistemi destinati ai carichi AI molto sostenuti, dove aumentano sia la potenza richiesta dai rack sia il calore da smaltire, l’integrazione di questi elementi diventa essenziale per coordinare l’alimentazione e la gestione termica. Il vantaggio del “data center prefabbricato”, come hanno spiegato i tecnici dell’azienda, è soprattutto nel processo: componenti progettati per lavorare insieme vengono assemblati e verificati a livello di fabbrica, poi trasportati sul sito per il collegamento e la messa in servizio. Questo modello riduce le operazioni da coordinare sul sito e rende più facilmente ripetibile l’installazione, al netto di variabili in fatto di configurazione e dotazioni che devono tenere conto delle caratteristiche del progetto e delle normative del paese che ospita il data center. Un altro “frame” emblematico della visita a Rugvica è la pervasività del digitale nella gestione delle operation e della facility e la convergenza sempre più spinta fra virtuale e fisico: lo stato di alcuni apparati elettrici, per esempio, può essere visualizzato in un ambiente tridimensionale, mentre un software di simulazione aiuta a leggere il comportamento termico dei sistemi. Tutto, dalla progettazione al testing degli apparati, diventa parte di un processo industriale pensato per portare nei data center AI sempre più moduli completi e nel minore tempo possibile, già pronti per essere messi in funzione.
“Cambiare la progettazione e la produzione dei sistemi”
Cinque principali elementi stanno ridisegnando il data center: densità di calcolo, velocità, scala, complessità e profili di carico. Per Paul Ryan, presidente EMEA di Vertiv, la combinazione di questi fattori richiede di cambiare non soltanto le tecnologie, ma anche il modo di disegnare e realizzare le infrastrutture. “I mercati in cui operiamo si stanno trasformando e dobbiamo trasformarci di conseguenza, modificando il modo in cui progettiamo i sistemi e ne industrializziamo la produzione”, ha detto nel corso del suo intervento all’evento di Zagabria. La velocità, in particolare, è uno dei cambiamenti più evidenti, e lo dimostrano alcuni numeri. Se in passato era ragionevole costruire impianti da 10 o 20 megawatt nell’arco di un anno e mezzo, oggi i progetti puntano a capacità molto maggiori in tempi radicalmente più brevi, che possono ridursi a sei-otto mesi.
Per reggere questo ritmo, secondo Ryan, non basta aumentare la produzione dei singoli apparati ma bisogna industrializzare l’intero processo. Un UPS, un “chiller” (gruppo refrigeratore) o un quadro elettrico possono oggi essere assemblati in sistemi testati in fabbrica e installati “on site” già pronti per il collegamento, riducendo il rischio di errori di integrazione e configurazione. “Un sistema che lavora in modo coordinato lungo tutta la catena elettrica – ha spiegato il manager – è anche più efficiente” e tale logica guida soluzioni come lagià citata SmartRun oppure OneCore, che riunisce moduli elettrici e termici in una configurazione più ampia. “Non parliamo più di produrre singoli apparati ma di produrre AI factory su scala industriale”, ha osservato ancora Ryan, ricordando come alla rapidità di costruzione di un’infrastruttura per l’intelligenza artificiale si affiancano altri fattori critici, come la quantità di token generati per watt, il tempo che separa l’avvio del progetto dal primo risultato e il costo per token. Tutti indicatori che legano a filo doppio prestazioni, efficienza, tempi e investimenti per i data center e che rimarcano secondo il presidente di Vertiv l’importanza di progettare alimentazione e raffreddamento (quello a liquido sta conoscendo una progressiva e sensibile crescita), apparati IT e servizi, come parti di un unico sistema, capace di funzionare in modo coordinato e di essere ottimizzato nel tempo, durante tutto il suo ciclo di vita.
Dalla sala server alla AI factory: la ricetta di Nvidia
Per Rod Evans, vicepresidente per il supercalcolo e le infrastrutture AI e cloud di NVIDIA in EMEA, ospite d’eccezione alla Vertiv Week edizione 2026, il data center sta diventando una fabbrica di calcolo. “Le AI factory – ha sentenziato dal palco ricorrendo a una metafora – sono l’infrastruttura industriale dell’era dell’intelligenza artificiale, da un lato entra l’energia, dall’altro escono i token”. L’attenzione si sposta quindi dai singoli server al sistema completo, perché l’obiettivo comune è quello dimettere l’infrastruttura in produzione rapidamente e farle generare più capacità di elaborazione utile possibile. Per fare questo, la ricetta di Nvidia consta di cinque livelli fra loro interconnessi – energia, chip, infrastruttura, modelli e applicazioni – e deve considerare vincoli che si condizionano a vicenda quali potenza disponibile, raffreddamento, spazio e connettività. Quest’ultima, in particolare, non è certamente un elemento accessorio. “La rete è il computer”, ha infatti sintetizzato il concetto Evans, riprendendo una formula nota dell’industria informatica, per cui là dove migliaia di acceleratori lavorano insieme, la capacità di collegarli diventa parte integrante delle prestazioni di un intero impianto.
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