Storie Web giovedì, Gennaio 8
Hubble fotografa il nuovo oggetto cosmico Cloud-9

Utilizzando la potenza del telescopio spaziale Hubble un team di ricercatori ha scoperto un nuovo tipo di oggetto astronomico: una nube di materia oscura, ricca di gas ma priva di stelle, considerata un residuo della formazione primordiale delle galassie.

Battezzata “Cloud-9“, è la prima rilevazione confermata di un simile oggetto nell’universo, una scoperta che amplia la comprensione della formazione delle galassie, dell’universo primordiale e della natura stessa della materia oscura.

Situata nella periferia della galassia a spirale Messier 94, a circa 14 milioni di anni-luce dalla Terra, Cloud-9 è classificata dagli scienziati come un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud), ovvero una “nuvola di idrogeno limitata dalla reionizzazione”, un residuo primordiale dell’Universo che non ha mai formato stelle. Per anni gli studiosi hanno cercato prove dell’esistenza di un simile oggetto, finora solo teorizzato. Hubble, grazie alla sua maggiore sensibilità rispetto ai telescopi terrestri, ha confermato definitivamente l’assenza di stelle al suo interno.

I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, sono stati presentati lunedì in una conferenza stampa in occasione del 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix.

Secondo i ricercatori oggetti come Cloud-9 rappresentano “galassie mancate”: strutture che, pur dotate di massa e gas, non hanno raggiunto la massa critica necessaria per innescare la formazione stellare. Questo le rende finestre uniche sul ruolo della materia oscura e sui processi che hanno caratterizzato l’Universo primordiale.

Supponendo, infatti, che la pressione del gas stia bilanciando la gravità della nube di materia oscura – sembrerebbe questo il caso – i ricercatori hanno calcolato che la materia oscura di Cloud-9 dovrebbe essere pari a circa cinque miliardi di volte la massa solare.

“È la storia di una galassia fallita”, afferma Alejandro Benitez-Llambay dell’Università Milano-Bicocca, ricercatore alla guida del programma. “Nella scienza di solito impariamo più dai fallimenti che dai successi. In questo caso, non vedere stelle è ciò che dimostra la correttezza della teoria. Ci dice che abbiamo trovato nell’universo locale un elemento costitutivo primordiale di una galassia che non si è formata”.

Cloud-9: il cerchio di osservazione di Hubble (Nasa)

In questa immagine la colorazione magenta rappresenta i dati raccolti dal radiotelescopio terrestre Very Large Array (VLA), e indicano la presenza della nube. Il cerchio tratteggiato individua il picco dell’emissione radio, ovvero l’area su cui i ricercatori hanno concentrato la ricerca di stelle.

Osservazioni successive, effettuate con la Advanced Camera for Surveys del telescopio Hubble, non hanno rilevato alcuna stella all’interno della nube. I pochi oggetti visibili entro i suoi confini sono in realtà galassie di sfondo.

Prima delle osservazioni di Hubble, gli scienziati potevano ipotizzare che Cloud-9 fosse una debole galassia nana, le cui stelle non erano osservabili dai telescopi terrestri a causa della loro limitata sensibilità. Le immagini di Hubble dimostrano invece che, in realtà, questa galassia “mancata” non contiene stelle.

La scoperta apre la strada a future ricerche di altri oggetti simili, potenziali reliquie cosmiche che potrebbero aiutare a comprendere meglio la nascita delle galassie e la natura della materia oscura.

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