Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – Un tribunale di Hong Kong ha inferto lunedì un nuovo duro colpo lunedì alla libertà di stampa nella ex colonia britannica, riconoscendo l’imprenditore ed editore Jimmy Lai colpevole di cospirazione in collusione con forze straniere e di aver pubblicato materiale sedizioso. Secondi i giudici, Lai avrebbe «coscientemente» usato un aggressivo quotidiano di sua proprietà per «minare la legittimità» dei governi di Hong Kong e di Pechino.
La sentenza non sarà pronunciata prima del prossimo anno. I reati ascritti a Lai – che ha 78 anni e da cinque, nonostante alcuni problemi di salute, è detenuto in attesa di processo – potrebbero costargli l’ergastolo. «Non c’è alcun dubbio» che Lai «abbia nutrito risentimento e odio» verso la Cina per gran parte della sua vita adulta, ha dichiarato la giudice Esther Toh in un’aula gremita. I tre magistrati che lo hanno giudicato colpevole sono stati scelti da John Lee, il chief executive di Hong Kong, installato da Pechino
Lai, noto per aver fondato un quotidiano ormai chiuso chiamato Apple Daily, è stato per anni uno dei principali oppositori della leadership del Partito comunista cinese. Per le sue idee politiche, ha affrontato numerosi procedimenti giudiziari, inclusi casi basati sulle nuove norme in materia di sicurezza nazionale varate da Pechino in risposta alle proteste popolari per la democrazia del 2019.
Lai potrà chiedere clemenza durante un’udienza preliminare fissata per il 12 gennaio. Il suo avvocato ha spiegato che la decisione se presentare appello sarà presa dopo la sentenza. L’imputato si è dichiarato non colpevole rispetto a tutti e tre i capi d’accusa: uno per la pubblicazione di materiale sedizioso e due di cospirazione in collusione con forze straniere, un reato per cui si può essere condannati al carcere a vita.
