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Notiziario

I rumors a livello locale

La marcia di avvicinamento emerge inoltre anche da alcune posizioni maturate sul territorio come alla coop piacentina Terrepadane che dopo un lungo e aspro confronto nella base associativa (con improvviso cambio di posizione delle aziende targate Cia) sembra avviata a confluire in Consorzi Agrari d’Italia (organismo di diretta emanazione Coldiretti) o come in Puglia, dove nei giorni scorsi si è assistito al passaggio alla Cia, di un “pezzo da 90” della Confagricoltura al Sud come il Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli.

Altri movimenti “sospetti” sono stati registrati in alcune specifiche filiere come quella del biologico e della birra dove a una prima “campagna acquisti” effettuata da Coldiretti che ha associato aziende in precedenza targate Cia, è seguita in entrambi i settori una fase di composizione e di cogestione.

La galassia delle coop è cambiata

L’altro importante capitolo del riassetto in atto nel mondo della rappresentanza agroalimentare è poi quello legato alla cooperazione dove Legacoop, espressione di quelle che una volta erano le cooperative “rosse” (con forte radicamento in Emilia Romagna e Toscana) è sempre più vicina alla Coldiretti e distante invece da Confcooperative e Acgi che invece rappresentano rispettivamente l’universo coop del Nord e Nord-Est e del Centro-Sud.

Ma il punto di vera novità di questo riassetto organizzativo non risiede né negli schieramenti organizzativi né tantomeno nei loro riverberi territoriali. La sensazione, infatti, è che si sia dinanzi a un vero e proprio cambio di paradigma dove gli elementi guida non sono più di carattere politico o geografico ma sempre più di contenuto. E quindi in futuro, anche senza procedere a scissioni e rotture profonde, ma la reale rappresentatività del settore sembra destinata a essere esercitata da soggetti nuovi e diversi rispetto al passato.

Il ruolo di Filiera Italia

Un processo nel quale il primo vero pilastro è stato il lancio da parte di Coldiretti di Filiera Italia. Una compagine che ha cominciato a mettere insieme su singoli progetti agricoltori e grandi brand dell’industria alimentare made in Italy. Due anelli che invece si sono storicamente fronteggiati anche in maniera aspra su temi come la definizione del prezzo delle materie prime. Col tempo invece si è affermata una logica di dialogo improntato allo sviluppo della filiera perché solo creando valore, in particolare grazie alla leva delle esportazioni, è possibile redistribuirlo remunerando i diversi anelli della filiera. È proprio per questo che Filiera Italia potrebbe presto, forse già nei prossimi giorni, essere seguita da altre iniziative di collaborazione tra agricoltura e industria.

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