Storie Web venerdì, Gennaio 2
Grana Padano, consumi 2026 in crescita (anche) grazie al calo di prezzo

Un export in crescita fra il 3,5 e il 4%. Un aumento di quasi il 2% persino dei consumi interni, una rarità, nella stagnazione dei carrelli della spesa italiani. E nonostante il combinato disposto di un eccesso di produzione dell’8% con un calo del prezzo al banco fino al 10%, c’è persino un aumento dei ricavi per le stalle e per le aziende trasformatrici. «Per il Grana Padano vorrei altri vent’anni come il 2025», dice il direttore generale del consorzio di tutela, Stefano Berni.

Da 27 anni alla guida della Dop più venduta al mondo, Berni guarda al bilancio dell’anno che si è appena chiuso con una certa soddisfazione, e osserva il 2026 con una discreta dose di ottimismo. Nonostante l’allarme suscitato dal crollo del prezzo del latte in Italia, cominciato con l’autunno: «Il Grana Padano – spiega il direttore – è la destinazione più remunerativa al mondo per chi produce latte da vacche nutrite a mais. Così, quando il prezzo di vendita è crollato a 45 centesimi al litro, tutti gli allevatori del circuito del Grana Padano hanno preferito riversare anche il resto del latte all’interno del consorzio». Il risultato è stato che al posto del 3% pianificato, l’eccesso di produzione ha raggiunto l’8%.

Quando l’offerta aumenta, si sa, il prezzo scende. E il Grana Padano a novembre, sul mercato retail, ha raggiunto anche punte di prezzo del 10% in meno. Qui, però, arriva la sorpresa: «Il calo del prezzo – dice Berni – si sta trasformando in una crescita enorme degli acquisti: sempre a novembre, secondo i dati Circana, sono aumentati del 7%. Lo speravamo, certo, ma non ci aspettavamo una crescita così. E alla fine ci guadagnano tutti, dall’allevatore di vacche al trasformatore di latte, perché nonostante il calo del prezzo, l’aumento delle quantità comprate è tale per cui il risultato finale porta il fatturato delle imprese del Grana Padana al segno più».

In ogni caso, per evitare nuovi picchi di produzione come quelli degli ultimi tre-quattro mesi, a fine dicembre l’assemblea del consorzio ha votato a larghissima maggioranza che per il 2026 la produzione di Grana Padano dovrà crescere sensibilmente rispetto al 2024, ma rallentare rispetto al secondo semestre del 2025, e questo attraverso un meccanismo «rallentatore delle esagerazioni», come lo ha definito Berni.

L’export non sembra dare alcun segnale di cedimento, nemmeno sul fronte americano: « A noi – dice il dg – hanno fatto male solo gli annunci. Poi, quando si è scoperto che i dazi di Trump rimanevano al 15%, come è sempre stato, tutto è continuato come prima e alla fine del 2025 negli Usa abbiamo chiuso con il segno più, anche se non enorme». Decisamente più sorprendente la performance di altri mercati esteri: «Il mercato che ci ha sorpreso di più nel 2025 è stata la Polonia, cresciuta a doppia cifra, più di Paesi altrettanto in crescita come il Belgio e la Spagna». Si addensano però le prime ombre sulla Germania: «È la nostra piazza storicamente più importante – dice Berni – vale il 25% di tutto il nostro export e già oggi noi vediamo un leggero segno meno».

Condividere.
Exit mobile version