Una partita doppia, che si gioca in contemporanea. Due campi, stessi giocatori. Non c’è infatti solo la manovra che dopo un passaggio politicamente movimentato in commissione Bilancio del Senato, a cominciare dalla battaglia della Lega sulle pensioni, si accinge ad approdare in aula, lunedì 22 dicembre, per il primo via libera di un travagliato percorso di conversione parlamentare. Un altro dossier divide la maggioranza, ed è quello che riguarda il decreto Ucraina, il provvedimento che proroga l’autorizzazione su armi e finanziamenti per tutto l’anno. Il governo prova a ricomporsi dopo giorni sull’ottovolante, ma le occasioni di frizione non mancano.
Il nodo Ucraina
Il prossimo decreto per gli aiuti all’Ucraina, che era già uscito una prima volta dalla lista dei provvedimenti all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 2 dicembre, è gravato dalla necessità di trovare un compromesso sull’effettivo sostegno a Kiev. Fermo restando che non ci saranno passi indietro rispetto a un sostegno al paese invaso dalla Russia. Sostegno che, hanno fatto notare i big di Fratelli d’Italia, era al primo punto del programma di governo sottoscritto da tutti gli alleati. Lega compresa. «Lavoriamo perché il decreto Ucraina si incentri sulla difesa e non sull’attacco alla Russia», ha sottolineato il vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini, contrario agli aiuti militari a Kiev. «Il decreto Ucraina? Ci saranno soprattutto aiuti civili, certo. Ma anche armi», ha chiarito l’altro vicepremier, il leader di Forza Italia Antonio Tajani. «Se la Lega vuole che si insista molto sull’aspetto degli aiuti civili bene, noi siamo d’accordo – ha detto in un’intervista a La Stampa -. “Prevalentemente”, però, non esclude di inviare anche aiuti militari, che può significare anche equipaggiamento». Sul dossier grava un’incertezza sui tempi: allo stato attuale non è ancora chiaro se sarà varato dal governo prima o dopo Natale. Le due date possibili rimangono quelle di lunedì 22 o lunedì 29 dicembre. Ma sul fatto che il semaforo verde al provvedimento scatti entro il 31 dicembre dubbi non ce ne sono.
Fino ad oggi dodici pacchetti di aiuti militari
Dal 2022 ad oggi sono stati approvati quattro decreti legge per sostenere militarmente Kiev: varati in Cdm, quei provvedimenti cornice sono stati convertiti in legge dalle Camere, consentendo in quattro anni l’invio di dodici pacchetti di aiuti militari con altrettanti decreti interministeriali, per i quali è invece solo necessaria l’illustrazione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il sistema di difesa aerea Samp-T, armato con missili Aster, è tra i pochi elementi confermati dal governo all’interno di quei pacchetti di forniture,sempre secretati. Ma in questi anni dovrebbero essere stati inclusi anche veicoli per il trasporto truppe come i vecchi M130, blindati Lince, missili spalleggiabili Stinger e Milan, mortai anti-carro, mitragliatrici pesanti e leggere, giubbotti antiproiettile, elmetti, razioni k e proiettili in grande quantità, oltre a gruppi elettrogeni e generatori. Ora queste forniture potrebbero essere meglio strutturate nel restyling del decreto, un prerequisito per la Lega per votare il nuovo provvedimento.
Testo oggetto di limature
Il lavoro sul testo del provvedimento continua febbrile in queste ore. Il punto di caduta starebbe in un paio di espressioni, ritenute imprescindibili dalla Lega. Quella che specifica che gli aiuti siano di carattere “civile e umanitario”, e un esempio sono i gruppi elettrogeni e i generatori che possono contribuire a salvare vite nelle sale operatorie. L’altro passaggio richiesto dal Carroccio è che le armi inviate siano di tipo difensivo e quindi non a lungo raggio. Ovviamente nel partito di via Bellerio si rimarca che molto dipenderà anche dai negoziati internazionali in corso, sperando che portino presto alla pace. Parole che nella sostanza non mutano il sostegno “multidisciplinare” confermato da Meloni al Parlamento e messo nero su bianco nella risoluzione di maggioranza approvata mercoledì scorso. Ma che servirebbero alla Lega – si fa notare sempre in alcuni settori della maggioranza – a smarcarsi dalle accuse di essere guerrafondai e potersi poi rivendere la posizione con il proprio elettorato. Il testo finale sarà una cartina di tornasole dei rapporti di forza all’interno della maggioranza.