Storie Web venerdì, Aprile 3

La pagina dei risultati di ricerca di Google è progettata per proporre l’elenco dei contenuti disponibili in rete, a seconda della parola chiave digitata dall’utente, in un ordine ovviamente non casuale ma basandosi su un complesso algoritmo in grado di decidere, in base a numerosi fattori, quali pagine web mostrare più in alto rispetto ad altre e valutando le intenzioni di ricerca dell’utente, la rilevanza del contenuto, l’autorità di un dominio e molto altro ancora. E se fin dall’inizio degli anni 2000, il colosso di Mountain View ci ha abituati a fare ricerche e ottenere in maniera molto accurata qualsiasi tipologia di contenuto presente sul web, con l’avvento dell’intelligenza artificiale qualcosa sta cambiando: e forse in maniera non sempre corretta.

Infatti è il sito web The Verge ha segnalare che Google sta iniziando a sostituire i titoli delle notizie nei risultati di ricerca con versioni generate dall’intelligenza artificiale: dopo un intervento simile applicato al feed di Google Discover, la novità starebbe coinvolgendo anche i famosi 10 link blu che appaiono nella cosiddetta SERP ovvero Search Engine Results Page.

Secondo quanto scritto nell’articolo pubblicato dal giornalista Sean Hollister, infatti, il titolo – tradotto in italiano – “Ho usato lo strumento di intelligenza artificiale ‘imbroglia su tutto’ ma non mi ha aiutato a imbrogliare su niente” sarebbe stato modificato dall’AI in “Strumento di intelligenza artificiale imbroglia su tutto” rendendolo, non solo meno suggestivo, ma addirittura facendo ipotizzare una raccomandazione del prodotto anziché un giudizio negativo.

Come descritto dalla fonte, i portavoce di Google avrebbero affermato in merito che si tratta di un esperimento piccolo e limitato e che, al momento, non è ancora prevista un’espansione più ampia: ciò nonostante non è chiaro quanto l’azione dell’AI sia realmente limitata e quanti siano i titoli già modificati.

Durante gli ultimi mesi però la redazione del sito web statunitense ha visto comparire nei risultati di ricerca sempre più spesso articoli con titoli mai scritti ma soprattutto distanti dallo stile editoriale che contraddistingue i loro contenuti. Google ha dichiarato che l’obiettivo è quello di identificare contenuti nella pagina che possano essere titoli utili e rilevanti per l’intenzione di ricerca dell’utente ma non ha motivato il perché non stia più usando i cosiddetti “tag” dei titoli che, per anni, ha invitato le redazioni a inserire. E se finora le modifiche ai titoli potevano esserci ma risultavano minime e spesso irrilevanti – magari legate a esigenze tecniche come la lunghezza o l’ottimizzazione – un cambiamento radicale del titolo rischierebbe invece di alterare profondamente la percezione del contenuto e il lavoro del giornalista. Stravolgere un titolo, infatti, non significa solo intervenire sulla forma ma potrebbe incidere sulla sostanza, influenzando il modo in cui il lettore interpreta la notizia: in questo scenario, il giornalismo perderebbe parte della sua credibilità perché verrebbe meno quel patto implicito di trasparenza e coerenza tra titolo e testo, elemento fondamentale per mantenere la fiducia del pubblico.

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