
Dal progetto litio che deve fare i conti con la burocrazia alla linea zinco ormai spenta e senza investitori, sino alla sfida del bismuto che, però, prima di concretizzarsi ha bisogno ancora di tempo. Un anno dopo la visita dei ministri del Mimit e Lavoro alla Portovesme srl-Glencore, restano ancora da sciogliere i nodi che riguardano il futuro dello stabilimento metallurgico che nel polo del Sulcis Iglesiente produceva, sino a qualche anno fa, piombo, zinco, oro, argento, rame, acido solforico.
Due anni fa a causa degli alti costi dell’energia, lo spegnimento progressivo delle linee di produzione: prima quella del piombo, considerata non più competitiva, poi quella dello zinco. A ruota sono arrivati i progetti di rilancio al centro dell’incontro, nella sala riunioni dello stabilimento di Portovesme, con i ministri Adolfo Urso e Elvira Calderone, la sottosegretaria Fausta Bergamotto e la presidente della Regione Alessandra Todde.
Uno dei punti chiave riguardava la linea zinco, fermata per via degli alti costi energetici. Una delle ipotesi illustrate è stata quella dell’ingresso di nuovi investitori per la gestione del segmento produttivo. A un anno di distanza, però, non sembrano esserci soluzioni immediate. L’azienda è impegnata in una serie di interlocuzioni con il Mimit e Invitalia con relativa condivisione di informazioni dettagliate per individuare investitori disponibili a avviare progetti alternativi nell’area di Portovesme. Possibile nelle prossime settimane una visita di Invitalia per verificare lo stato degli impianti e le aree d’interesse.
Va avanti, ma il percorso è abbastanza lungo, il progetto per la produzione di litio dal riciclo delle batterie esauste. Il progetto prevede, con un investimento che supera i 400 milioni di euro, l’estrazione dalla black mass (ottenuta dalla triturazione e lavorazione delle batterie esauste) di litio, nickel, rame, acqua, manganese e cobalto. Il progetto, in corso ci sono interlocuzioni con il Mimit, deve fare i conti con questioni burocratiche. Compreso il fatto che ancora non c’è una norma chiara sull’utilizzo della black mass. Dalle prime consultazioni avviate con le istituzioni emergerebbero delle criticità sul piano amministrativo autorizzativo. E inoltre devono essere superate alcune difficoltà legate alla mancanza di gigafactory in Europa.
Procede, invece, a piccoli passi il progetto nella fonderia di San Gavino. La produzione da leghe triple va avanti per tutto il 2026 con la piena occupazione. Lo studio tecnico sul bismuto prosegue. L’obiettivo è valorizzare un prodotto che si ottiene dalla raffinazione del piombo, che ha, seppure in un mercato di nicchia, un valore importante con impieghi che vanno dalla medicina all’aerospazio.