Il Governo dovrà rivedere le previsioni di crescita alla luce della situazione internazionale. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Senato: «I segnali di rallentamento delle prospettive di crescita sono in grande misura riconducibili a fattori esogeni – ha sottolineato Giorgetti -. Il governo si appresta a rivedere le previsioni con l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Il governo si appresta pertanto a rivedere le proprie previsioni macroeconomiche nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali» e dai previsori nazionali. Prima della crisi energetica, sottolinea il ministro, c’erano «segnali di miglioramento» delle prospettive di crescita.
«Monitoriamo tregua, pronti a intervenire»
«A fronte dell’attuale contesto di crisi, il Governo ha adottato misure dirette a ridurre in modo strutturale il costo dell’energia e disposizioni emergenziali per contenere i costi dei carburanti – ha detto il ministro dell’Economia -. Il Governo sta rispondendo alla crisi attuale con un approccio prudente ma deciso e intende calibrare progressivamente le misure in base alla persistenza e alla volatilità delle dinamiche dei prezzi».
Per Giorgetti «questi interventi emergenziali si affiancano alle misure a sostegno dei redditi e a supporto del sistema produttivo. L’evoluzione del contesto internazionale verrà costantemente monitorata alla luce della tregua raggiunta ieri e il Governo è pronto ad intervenire sia sul lato della domanda sia su quello dell’offerta, consapevole che le misure dal lato dell’offerta richiedono più tempo per produrre effetti».
«Sui conti pubblici siamo prudenti come sempre»
«Nel dubbio siamo prudenti come sempre». È stata poi la risposta del ministro dell’Economia a chi gli chiede se il governo riuscirà a raggiungere l’obiettivo del deficit al 3% del Pil con la crisi in Medio Oriente, a margine del question time al Senato. Poco prima aveva detto che «per quanto riguarda l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, i conti Istat di inizio marzo indicano un rapporto deficit-Pil delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1 (in realtà 3,07) nel 2025. Siamo in attesa delle valutazioni da parte di Eurostat, nella terza decade di aprile, questione estremamente rilevante ai fini delle decisioni da assumere. Gli scenari variano, infatti, sensibilmente, a seconda che sussistano o meno i presupposti per un’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo». Per l’uscita dalla procedura europea è necessario un rapporto deficit-Pil inferiore al 3%.
«Stop patto stabilità se prolungato stress delle finanze»
Il titolare di via XX settembre ha spiegato in aula: «Va da subito chiarito che, qualora la crisi internazionale non evolva positivamente, le misure adottate dai singoli Stati dovranno necessariamente inserirsi nell’ambito di una strategia europea, che stiamo sollecitando e promuovendo».
