Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – La Bank of Japan (BoJ) ha fatto due passi decisivi verso un possibile nuovo rialzo dei tassi d’interesse quando ha pubblicato i risultati della quarta e ultima Tankan survey del 2025 e – per la prima volta – quelli di un sondaggio sull’andamento delle retribuzioni. Il board della banca centrale si riunirà per due giorni a partire da giovedì e, secondo la maggior parte degli analisti, il giorno successivo alzerà il costo del denaro di un quarto di punto allo 0,75%, il livello più alto da più di 30 anni.
La Tankan survey, che misura il sentiment di breve periodo delle imprese giapponesi, è uno degli indicatori osservati con più attenzione tra quelli che misurano lo stato di salute della quarta economia mondiale. Tra i molti dati raccolti, il più atteso è tradizionalmente quello che fotografa le aspettative delle grandi imprese manifatturiere e ieri ha toccato quota 15 punti, facendo segnare il terzo trimestre consecutivo di crescita (+1 rispetto all’ultima rilevazione) e toccando il livello più alto da 4 anni a questa parte. Il dato generale, che tiene conto anche delle imprese di medie e piccole dimensioni, oltre che di settori come costruzioni, retail e servizi, è salito a quota 17, dai 15 punti di tre mesi fa.
I risultati del sondaggio svolto ogni tre mesi dalla Bank of Japan sono particolarmente incoraggianti perché sembrano indicare che, nonostante la recente contrazione del Pil (rivisto una settimana fa a -2,3% annualizzato tra luglio e settembre), i colossi manifatturieri giapponesi paiono convinti di poter assorbire l’impatto dei dazi americani, passati lo scorso settembre dal 25 al 15 per cento. Secondo i dati della Tankan survey, nell’anno fiscale che si concluderà il prossimo marzo le grandi imprese prevedono un aumento delle proprie spese capex del 12,6% (contro previsioni del 12%), un dato che sale al 17,5% per il settore della manifattura. Dal punto di vista delle spinte rialziste in seno alla BoJ, i dati del sondaggio vanno tutti nella direzione giusta, spiega in un report Abhijit Surya di Capital Economics: «Le condizioni per fare business stanno migliorando, i margini di profitto restano elevati e le imprese sono ottimiste circa i propri programmi di investimento». Gli analisti si aspettano un rimbalzo del Pil già nei tre mesi da ottobre a dicembre.
L’altro fattore che sembra destinato a spingere la banca centrale verso un rialzo dei tassi è l’andamento delle retribuzioni. «La maggior parte delle rilevazioni – si legge in un rapporto pubblicato ieri dalla BoJ – indicano che nel 2026 le imprese prevedono di alzare gli stipendi grossomodo come nel 2025», quando secondo i dati di Rengo, la principale confederazione sindacale del Giappone, gli aumenti sono stati i più consistenti da tre decenni. Nello spiegare le ragioni delle proprie politiche salariali, le imprese hanno citato la necessità di trattenere i talenti e motivarli in un clima di pesanti carenze sul fronte dell’offerta di personale. A mettere ulteriore pressione sulla Bank of Japan c’è un tasso d’inflazione che è ormai da tre anni al di sopra del target del 2 per cento.







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