Il numero di bambini in Giappone tocca un nuovo minimo storico. Secondo i dati pubblicati come da tradizione dal ministero degli Affari interni nel giorno di festività nazionale che celebra la Festa dell’infanzia, al primo aprile i minori di 15 anni di età sono scesi di 350mila unità rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 13,29 milioni.
Si tratta del 45esimo calo consecutivo dal 1982, anno in cui è iniziata la fase discendente dopo il picco di quasi 30 milioni registrato nel 1954. La quota dei minori sul totale della popolazione è scesa di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 10,8%: il dato più basso dall’avvio delle rilevazioni comparabili, nel 1950.
Il Giappone risulta così il secondo Paese con la percentuale più bassa di under 15 tra le 38 nazioni con oltre 40 milioni di abitanti censite dalle Nazioni Unite, preceduto soltanto dalla Corea del Sud, ferma al 10,2 per cento. I dati, che includono i residenti stranieri e si basano sulle stime elaborate a partire dal censimento nazionale quinquennale, evidenziano una tendenza strutturale: nella fascia 12-14 anni si contano 3,09 milioni di bambini, mentre nella fascia 0-2 anni appena 2,13 milioni, segnale di una natalità in progressiva contrazione.
Per genere, i maschi sono 6,81 milioni contro 6,48 milioni di femmine. Il quadro si aggrava ulteriormente se si considerano i dati sulle nascite: nel 2025 sono nati in Giappone poco meno di 706mila bambini, nuovo minimo storico e decimo calo consecutivo, secondo i dati preliminari del ministero della Salute. Negli ultimi anni il governo di Tokyo ha dichiarato prioritaria la lotta al declino demografico, ma nonostante le misure di sostegno economico il trend negativo non accenna ad arrestarsi. Proprio per combattere il crollo delle nascite, due anni fa il Giappone ha varato la settimana lavorativa corta.
