Storie Web giovedì, Aprile 9

Hera sta raddoppiando la centrale geotermica di Casaglia (Ferrara), la principale fonte di alimentazione del teleriscaldamento locale. Il progetto, con un investimento complessivo di 50 milioni di euro di cui 22,9 finanziati da fondi Pnrr, porterà la potenza termica dell’impianto dagli attuali 16 MW a 32 MW circa. Prevede inoltre l’ampliamento della rete cittadina.

«La situazione precedente al potenziamento vedeva nel mix produttivo il 39% del calore proveniente dal recupero di quello del termovalorizzatore di Ferrara, il 17% da caldaie a gas, il 44% dalla geotermia», spiega Simone Rossi, responsabile teleriscaldamento del Gruppo Hera: «Dopo la fine dei lavori – continua -, che essendo legati a fondi Pnrr dovranno essere conclusi entro agosto 2026, il calore sarà prodotto per il 70% dalla geotermia, per il 26% da recupero del termovalorizzatore e per la restante quota da fonti fossili, per motivi di flessibilità. Una configurazione che fa di Ferrara un unicum a livello europeo».

L’operazione rappresenta un’azione concreta di decarbonizzazione che, ha calcolato Hera, garantirà a regime un risparmio di energia primaria fossile di oltre 6.500 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno (l’80% in meno rispetto alla configurazione attuale) e una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 15mila tonnellate annue, equivalenti all’impatto energetico di 5.600 appartamenti alimentati a gas naturale.

Il sistema potrebbe evolvere ulteriormente, fino a diventare a emissioni zero: c’è infatti il progetto di usare l’energia geotermica per catturare la CO2 dai fumi dello stesso termovalorizzatore di Ferrara, per poi trasportarla al polo di stoccaggio che Eni e Snam stanno sviluppando al largo di Ravenna. Hera sta lavorando su questo fronte con Saipem e il progetto è stato selezionato per ricevere i finanziamenti dell’Eu Innovation Fund per un importo di quasi 24 milioni di euro.

Intanto oggi a Casaglia, dove sono localizzati gli attuali pozzi geotermici, fervono i lavori per la messa a punto dei nuovi due: un pozzo di estrazione che si aggiunge ai due esistenti, e uno di reiniezione accanto a quello già sul territorio. «Si tratta di un sistema a ciclo chiuso, dove il fluido geotermico estratto cede calore alla rete di teleriscaldamento e viene poi reiniettato nel sistema. È inoltre caratterizzato da media entalpia, con una temperatura dello stesso fluido intorno ai 100 °C», spiega ancora Rossi.

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