Storie Web venerdì, Marzo 1
Notiziario

«I bombardamenti sono vicinissimi all’ospedale. Avvertiamo le sparatorie, i razzi degli elicotteri, l’artiglieria pesante. Giorno e notte. È difficile abituarsi perché ogni volta mi chiedo: in questo bombardamento quanti bambini saranno morti? Quante donne, quanti civili? Quanti perderanno alcuni membri della famiglia e quanti resteranno amputati?». La testimonianza di Leon Cans, capo missione di Medici senza frontiere (Msf) nella Striscia di Gaza è drammatica.

Leo Cans si trova all’ospedale Nasser, nella città di Khan Younis, il secondo centro abitato della Striscia dove sono in corso i combattimenti più intensi. Martedì sera aveva inviato un messaggio. «La situazione è catastrofica. C’è stato un attacco aereo (15 gennaio) a 150 metri dall’ingresso dell’ospedale che ha ucciso otto persone e ne ha ferite più di 80. Due bambini, uno di 4 e 5 anni sono morti. Secondo i chirurghi di Msf l’esercito israeliano non aveva inviato ordini di evacuazione prima di bombardare l’area vicino all’ospedale al-Nasser (il più grande in funzione in tutta la Striscia). Ieri sera Leo Cans è riuscito a inviare le risposte con dei messaggi audio. Non è stato facile, perché nella Striscia da sei giorni manca la luce e non funzionano Internet e le linee telefoniche.

Dai bombardamenti del 15 gennaio, la situazione si è ulteriormente aggravata?

La situazione peggiora ogni giorno che passa. Perché qui, ogni giorno, arrivano sempre più persone ferite e le strutture sanitarie non sono sufficienti per un’emergenza
del genere.

In che stato versa il sistema sanitario di Gaza dopo 100 giorni di guerra?

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