Storie Web mercoledì, Marzo 11

Il governo spagnolo ha disposto la revoca formale dell’ambasciatrice in Israele, Ana Salomon, in carica dal 2021 e già richiamata a consultazioni nel settembre 2025, dopo le tensioni diplomatiche con il governo di Benjamin Netanyahu seguite dal riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid nell’aprile di due anni fa. Il provvedimento è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale dello Stato ed è stato adottato su proposta del ministro degli Esteri, José Manuel Albares, con deliberazione del Consiglio dei ministri di martedì 10 marzo. Il decreto, firmato da re Felipe VI, ringrazia la diplomatica per i «servizi prestati».

il sito di El Pais precisa che la decisione, presa nell’ultimo consiglio dei ministri, comporta la riduzione della rappresentanza spagnola a livello di incaricato d’affari, in reciprocità con quanto già fatto da Israele nella sua ambasciata a Madrid. Salomon era stata richiamata per consultazioni lo scorso settembre e da allora si trova in Spagna. La decisione, che rappresenta un nuovo passo nell’escalation diplomatica tra i due Paesi, implica che la Spagna dovrà nominare un nuovo ambasciatore e chiedere il gradimento delle autorità israeliane se e quando vorrà ristabilire pienamente le relazioni diplomatiche.

Hamas intanto ha espresso le sue «congratulazioni ai nostri fratelli nella Repubblica islamica dell’Iran in occasione dell’elezione di Mojtaba Khamenei a leader della Rivoluzione islamica’». In una nota, il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem, ha spiegato che il gruppo ’«gli ha augurato successo nel realizzare le speranze del popolo iraniano di sconfiggere l’aggressione israelo-americana e impedire alle forze arroganti di imporre la loro volontà all’Iran».

Nel frattempo, nel dodicesimo giorno del conflitto contro l’Iran, Israele continua a mantenere chiuso il valico di Rafah. Un convoglio di aiuti umanitari diretto alla sempre più stremata popolazione della Striscia di Gaza è stato dirottato al valico di Kerem Shalom in preparazione del suo ingresso a Gaza. Lo riferisce una fonte della sicurezza egiziana, precisando che la perdurante chiusura del valico di Rafah sta impedendo il transito dei palestinesi feriti, infortunati e malati attesi negli ospedali egiziani per ricevere cure, e ostacola il ritorno a Gaza dei palestinesi bloccati in Egitto.

La denuncia di Oxfam

«La situazione umanitaria in Libano rischia di precipitare – e già ora è prossima al collasso – a causa dei bombardamenti e dell’invasione israeliana, che sta provocando nuovi e massicci sfollamenti di massa con mezzo milione di persone costrette ad abbandonare le proprie case e oltre 117 mila che hanno trovato riparo nei rifugi». È l’allarme lanciato oggi da Oxfam di fronte al contesto di crescente instabilità e violenza che sta colpendo il Libano e l’intero Medio Oriente. A partire da Gaza, con i prezzi del carburante e dei beni di prima necessità che sono schizzati alle stelle, aggravando una situazione umanitaria catastrofica, con la popolazione già privata di tutto: in alcune aree di Gaza City al momento si sopravvive con appena 2 litri d’acqua al giorno a testa, mentre nei mercati locali il cibo e le forniture essenziali sono pressoché introvabili. «L’espansione dell’occupazione israeliana e i bombardamenti in corso sul Libano stanno già avendo consguenze devastanti sulla sopravvivenza delle fasce più vulnerabili di una popolazione che non si era ancora ripresa dall’ultima ondata di violenze», ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. «Ancora una volta, intere famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case sotto i bombardamenti». Il rischio in questo momento è che le conseguenze umanitarie dell’escalation si estendano ben oltre i confini libanesi, a causa dell’inerzia della comunità internazionale», ha proseguito Pezzati. «I primi a farne le spese saranno 60 milioni di persone che già oggi dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Questa nuova escalation sta già mettendo sotto pressione il sistema di risposta che potrebbe arenarsi, a causa dell’aumento dei prezzi carburante, delle difficoltà di reperimento di beni e degli innumerevoli impedimenti fisici e burocratici. Al più presto dovremmo mettere in campo tutto quanto necessario per evitare un vero collasso sanitario e socio-economico», mette in guardia Oxfam.

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