
Il 2026 che si è da poco aperto si presenta con alcune novità per i quasi 17 milioni di automobilisti italiani. L’associazione dei consumatori Codacons le ha messe tutte insieme, così da capire quale potrebbe essere l’impatto sulle tasche delle famiglie.
Carburanti: salgono le accise sul gasolio
Qui le brutte notizie riguardano i 16,6 milioni di italiani proprietari di autovetture alimentate a gasolio. Da oggi, giovedì 1 gennaio, è scattato il riallineamento delle accise voluto dal governo, con un aumento della tassazione pari a 4,05 centesimi di euro al litro per il diesel che porterà nelle casse statali un incremento delle entrate pari a 552 milioni di euro nel 2026. Considerata anche l’Iva al 22%, un pieno di gasolio da 50 litri costerà quindi dal prossimo gennaio 2,47 euro in più rispetto ad oggi, con un maggior esborso su base annua, ipotizzando due pieni al mese, da +59,3 euro ad autovettura. Se si considera anche l’incremento da 1,5 centesimi scattato lo scorso maggio, il rincaro complessivo è pari a 3,38 euro a pieno, +81,1 euro all’anno. La manovra appena approvata prevede una analoga riduzione per l’accisa sulla benzina, ma il ribasso, osserva il Codacons, rischia di rimanere solo sulla carta: come già osservato a maggio, quando l’accisa è aumentata di 1,5 centesimi di euro il prezzo del gasolio alla pompa è immediatamente salito, mentre per la verde, pur in presenza di una riduzione dell’accisa da 1,5 centesimi, i ribassi sono stati minimi.
Intanto, il Mimit sottolinea che prosegue la discesa dei prezzi medi dei carburanti alla pompa iniziata lo scorso 26 novembre, «calo particolarmente significativo perché coincide con il periodo delle festività natalizie»: il prezzo della benzina è «al livello più basso da ottobre 2021».
Viaggiare in autostrada costerà di più
Da gennaio aumentano anche i pedaggi autostradali, con un adeguamento tariffario all’inflazione che sarà del 1,5%. L’aumento è la conseguenza di una decisione derivata dalla determinazione dell’Art, l’autorità per i trasporti, legittimata dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Il percorso che porta a questo esito è partito da molto lontano ed è stato risolto nell’ottobre scorso quando la Consulta ha di fatto determinato la legittimità degli aumenti tariffari più volte bloccati dall’Esecutivo a partire dal 2020 sostenendo come le “disposizioni che hanno rinviato i termini per l’adeguamento dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell’aggiornamento dei piani economici finanziari, sono costituzionalmente illegittime perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione”. Di fatto i giudici hanno accolto il ricorso del Consiglio di Stato che lamentava la lesione della libertà di impresa e dell’utilità sociale di due decreti legge che rinviavano i termini per l’adeguamento delle tariffe autostradali per gli anni 2020 e 2021. Così conseguentemente ha ritenuto illegittimi anche gli stop agli aumenti per il biennio successivo. Il Consiglio di Stato era a sua volta stato chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione, da parte di una concessionaria autostradale, di due note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che non avevano appunto riconosciuto gli adeguamenti tariffari per il 2020 e il 2021. Da un punto di vista strettamente giuridico la Corte ha dato conto del complesso quadro fattuale e normativo in materia, che “vede oggi attribuita all’Autorità di regolazione dei trasporti la competenza tanto a definire i criteri per la fissazione delle tariffe e dei pedaggi autostradali, quanto a esprimersi, in ordine a tali profili, sugli aggiornamenti alle convenzioni autostradali”. La conseguenza è quindi che dal primo gennaio 2026 per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Pef sulla rete a pedaggio gestita, è previsto un adeguamento tariffario dell’1,5%, pari all’indice di inflazione programmata per il 2026.
Aumenta l’aliquota per la Rc auto
A partire da gennaio si prevedono rincari anche per la spesa relativa all’Rc auto. Una delle misure contenute nell’emendamento proposto dal governo alla manovra durante l’esame in Commissione Bilancio del Senato fa salire dal 2,5% al 12,5% l’aliquota per l’Rc auto relativa ai rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale per i contratti stipulati o rinnovati a decorrere dal 1° gennaio 2026. Una misura che dovrebbe portare nelle casse statali 115 milioni di euro nel prossimo anno e che, osserva il Codacons, sarà scaricata sugli assicurati che stipulano tale tipologia di polizza, attraverso un incremento delle tariffe. I prezzi dell’Rc auto, osserva ancora l’associazione dei consumatori, stanno registrando sensibili aumenti, al punto che rispetto al 2022 il costo medio di una polizza ha subito un rincaro complessivo del 17,5%, passando da una media di 353 euro di gennaio 2022 (dato Ivass) ai 415 euro del secondo trimestre del 2025, con un aumento di 62 euro a polizza.