Storie Web giovedì, Marzo 26

In sei anni l’import di gas dall’Algeria è cresciuto del 67% passando da 12 a oltre 20 miliardi di metri cubi nel 2025: il 30% dei i volumi giunti in Italia tramite gasdotto, ai quali vanno aggiunti anche 2,1 miliardi di Gnl – oltre 45 carichi, il 20% del totale di quelli arrivati lo scorso anno nella penisola – che portano l’asticella complessiva al 36% di tutto il gas immesso in rete. Senza contare che, nel solo mese di gennaio, al punto di ingresso di Mazara del Vallo, nel trapanese, sono arrivati altri 1,8 miliardi di metri cubi che confermano l’Algeria come primo fornitore del gas via tubo. Non a caso, ieri, la premier Giorgia Meloni che è volata ad Algeri per incontrare il presidente Abdelmadjid Tebboune, ha definito il Paese «un partner di assoluto rilievo strategico».

I flussi da Sud

I flussi via via crescenti attraverso il Transmed, realizzato tra il 1977 e il 1983 dall’Eni, hanno di fatto determinato una sorta di rovesciamento della clessidra degli approvvigionamenti. Prima il metano arrivava, infatti, da Nord, Russia in primis, mentre con l’invasione dell’Ucraina nel 2022 da parte di Mosca e l’inizio della crisi energetica, i volumi maggiori sono giunti da Sud: non solo dall’Algeria, ma anche dalla Libia (che, nel 2025, ha rappresentato il 2% della torta degli approvvigionamenti) e, soprattutto, dal Tap, il gasdotto parte del Corridoio meridionale del gas che è entrato in esercizio nel 2020 e che trasporta in Europa i flussi assicurati dal giacimento offshore azero Shah Deniz, situato nel Mar Caspio.

L’apporto del Tap

Con il venir meno del gas russo, l’Azerbaijan si è, infatti, dimostrato un alleato altrettanto affidabile garantendo dal 2023 in poi circa 10 miliardi di metri cubi l’anno all’Italia. Inoltre, dal 1° gennaio, il Tap ha messo a disposizione, come definito contrattualmente, un miliardo di capacità in più per l’Italia, verso la quale, nei primi giorni dell’attacco israelo-americano all’Iran, c’è stata una massimizzazione dei flussi in virtù di una redistribuzione che ha garantito alla penisola quantitativi maggiori. Insomma, un mix di alternative che, insieme all’incremento della quota di Gnl nel mix energetico nazionale, ha consentito all’Italia di affrontare con tempestività i riverberi della crisi scatenata dal conflitto-russo ucraino.

Il nodo Qatar e l’impatto sui carichi diretti in Italia

Ora sul tavolo c’è il nodo Qatar da dove, numeri alla mano, nel 2025 sono arrivati 6,7 miliardi di metri cubi di Gnl. Ora i danni subiti dagli impianti di QatarEnergy che ha annunciato la sospensione per “forza maggiore” delle consegne di gas verso Italia e altri Paesi, mettono a rischio le prossime forniture. Mentre i cinque carichi previsti a marzo e in quota Edison – 600 milioni di metri cubi nell’ambito di un contratto di lungo termine per complessivi 6,4 miliardi di metri cubi, siglato dalla società nel 2009 e in scadenza nel 2034 – sono arrivati quasi tutti al rigassificatore di Rovigo: manca il quinto che dovrebbe giungere a destinazione il prossimo 30 marzo. Ma la decisione di QatarEnergy, che, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, a ieri non aveva notificato la forza maggiore a Edison, rischia ora di impattare sulle consegne di aprile (meno di mezzo miliardo di metri cubi).

Il ruolo strategico di Eni

Se lo stop sarà formalizzato e prolungato, occorrerà individuare delle forniture alternative. Il novero delle possibilità è ampio, come ha ricordato nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e passa anche dall’Algeria, con cui il rapporto è di lunga data grazie soprattutto al lavoro portato avanti dall’Eni. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi è entrato, a partire dagli anni ’80, nel settore algerino dell’esplorazione e della produzione di idrocarburi e oggi è la più importante compagnia internazionale del Paese con un portafoglio di attività di sviluppo concentrate nel deserto e ulteriormente consolidato negli ultimi anni attraverso nuove acquisizioni strategiche. Che, grazie anche a importanti investimenti e successi esplorativi e operativi, hanno confermato il ruolo cruciale di Eni: nel solo 2025, l’azienda ha importato 11 miliardi di metri cubi dall’Algeria attraverso i contratti di acquisto gas già in essere con Sonatrach – ora oggetto di rinegoziazione – sia via pipeline che mediante Gnl. Un asse molto solido, dunque, come ha ricordato ieri il presidente algerino Abdelmajid Tebboune, che ha ribadito «la disponibilità a rispettare gli impegni con l’Italia». Come dire che, su quel fronte, non sono attese sorprese.

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