Controlli intensificati sui furbetti delle targhe estere, dietro cui si nascondono anche fenomeni criminali. Gli indirizzi emergono da una risposta scritta del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini a un’interrogazione presentata al Senato da Fratelli d’Italia con primo firmatario Sergio Rastrelli. L’interrogazione ha segnalato (su input di associazioni di categoria tra cui quella delle vittime del dovere «Carlo La Catena») il problema «crescente in Campania, in particolare a Napoli e nella sua provincia, di autoveicoli e motoveicoli immatricolati con targhe estere, quasi sempre polacche o bulgare».
I numeri del fenomeno
L’interrogazione ha riportato che «secondo il Registro nazionale veicoli esteri, sulla base di dati relativi all’anno 2025, su un totale di 53.000 veicoli con targhe estere in Italia, 35.000 sono a Napoli (veicoli di lusso, Suv, scooter)».
Esterovestizione per sfuggire a multe, bollo e non solo
Sempre l’interrogazione ha sottolineato che l’«esterovestizione, che consente a cittadini italiani, in virtù di procure fittizie, di condurre autoveicoli formalmente altrui, sono ragionevolmente riconducibili al tentativo di sottrarsi alla notifica di contravvenzioni, di evitare il pagamento del bollo e delle revisioni, oltreché di aggirare la disomogeneità territoriale che attanaglia il Mezzogiorno d’Italia nell’applicazione di premi assicurativi molto alti per la responsabilità civile derivante da sinistri stradali, in particolare a Napoli, dove l’assicurazione annuale di uno scooter può raggiungere importi prossimi al quintuplo di altre zone d’Italia».
Le perdite di gettito Iva
Inoltre, sempre secondo i due interroganti, «l’esterovestizione del parco auto comporta, inoltre, per lo Stato ingenti perdite di gettito dell’Iva sull’acquisto dei veicoli, della mancata riscossione delle imposte di immatricolazione, dei tributi comunali e regionali, delle tasse di possesso annuali di competenza regionale e una mancata imposizione fiscale sugli utili delle compagnie assicurative conseguente alla riduzione dei premi effettivamente riscossi».
Il ruolo della criminalità organizzata
I senatori Rastrelli e Balboni hanno evidenziato che c’è la «ragionevole fondatezza che questo sistema favorisca circuiti economici opachi, se non direttamente riconducibili alla criminalità organizzata, che prosperano sulle regole asimmetriche di un sistema nel suo complesso ancora privo di adeguata regolazione pubblica». Da qui la richiesta al Mit, al Mimit (Imprese e made in Italy) e al ministero dell’Interno se, nelle rispettive competenze, intendono – tra l’altro – «adottare specifiche iniziative per contrastare il fenomeno».
