Manca ancora un mese e mezzo alla Milano Design Week, che quest’anno si terrà a fine aprile, dal 20 al 26, come sempre in concomitanza con il Salone del Mobile di Milano (dal 21 al 26 a Fiera Milano Rho) e con il Fuorisalone, l’evento che da oltre 40 anni ormai accompagna la più importante manifestazione espositiva al mondo dedicata all’arredo e al design e che contribuisce a mantenere il primato di Milano in questo settore.
Manca ancora un mese e mezzo – dicevamo – ma sono già centinaia gli eventi registrati sulla piattaforma Fuorisalone.it e l’ottimismo prevale tra gli organizzatori, anche se ovviamente tutti guardano con preoccupazione a quanto sta accadendo in Iran e alle conseguenze che un protrarsi della guerra potrebbe avere anche sull’arrivo a Milano di visitatori internazionali.
La speranza è di almeno eguagliare i numeri dello scorso anno: oltre 1600 eventi in 18 quartieri, con 350mila i visitatori e una audience digitale cresciuta del 5%, con oltre 660mila utenti unici e più di 4 milioni di pagine viste.
Il tema del Fuorisalone 2026
Il tema che quest’anno farà da filo conduttore attraverso tutti i distretti cittadini del design che compongono il Fuorisalone è «Essere Progetto»: un invito «a riscoprire il design come un processo dinamico e responsabile, in cui l’essere umano torna al centro come interprete del cambiamento», spiegano gli organizzatori. «Non è la forma finita a definire il valore del design, ma il processo che la genera: l’ascolto, l’errore, la trasformazione».
Ma «Essere Progetto» diventa anche un’occasione per riscoprire la profondità del fare in un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione continua. In questo scenario, il tema esplora anche la relazione tra l’uomo e le nuove intelligenze. Non più soltanto umane, ma artificiali, distribuite, non lineari. «L’AI non è un’alternativa, ma un’alterità con cui entrare in dialogo: una presenza che amplifica, interroga, mette in discussione – spiegano gli organizzatori -. “Essere Progetto” invita ad abitare questa relazione ibrida, dove l’intuizione umana e la logica algoritmica convivono, generando forme di creatività inedite e condivise. Progettare, allora, non è soltanto dare forma a qualcosa, ma lasciarsi trasformare da ciò che si progetta. È un movimento reciproco, uno scambio di energia tra la persona e il suo lavoro: ciò che mettiamo nel progetto – tempo, pensiero, cura – ci viene restituito in forma di conoscenza, relazione e visione».
