
C’erano tutti, all’assemblea cittadina per dire no al maxiparco agrivoltaico di Rosia, nel comune senese di Sovicille: il sindaco, la giunta, gli abitanti del Paese e anche le associazioni degli agricoltori. Qualora venisse realizzato, il maxiparco – tra i più grandi d’Italia, sulla carta – trasformerebbe in una distesa di silicio oltre 200 ettari di campi alle pendici della Montagnola senese, una delle aree paesaggistiche più belle di tutta la Toscana. Per questo in tanti sono pronti a dare battaglia. Ma Sovicille è solo l’ultimo avamposto in cui si è riaccesa la contrapposizione tra agricoltori e imprenditori delle rinnovabili: dall’Emilia-Romagna alla Puglia, dalla Toscana alla Sicilia, passando per il Lazio, sono molti i fronti del no ai pannelli solari nei campi italiani.
«Tutte le zone del demanio di Sovicille sono soggette a vincolo paesaggistico tranne i 200 ettari di Rosio – racconta Federico Taddei, presidente di Cia Siena – ed è proprio grazie a questo buco normativo che è stato possibile presentare il progetto del parco fotovoltaico». A Sovicille le piane sono coltivate a cereali: con 200 ettari di pannelli uno affianco all’altro, anche se rialzati da terra, sarebbe impossibile farci passare nel mezzo la mietitrebbia. E così, i campi finirebbero per non essere più coltivati. Il sindaco di Sovicille, Giuseppe Gugliotti, si è già mosso con la Regione Toscana per chiedere che al progetto venga data valutazione negativa: «Nella nostra regione – racconta – ci sono bracci di ferro in corso anche a Marciano, in Maremma, e in altre aree della Toscana del Sud, e stiamo costituendo un coordinamento anche con le altre amministrazioni per portare avanti la nostra battaglia».
La questione del fotovoltaico a terra in Italia è tema spinoso. L’anno scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge regionale della Sardegna, colpevole di limitare in maniera eccessiva le aree considerate idonee all’impianto dei pannelli solari, in contrapposizione a quanto invece stabilito dallo Stato per incentivare il ricorso alle rinnovabili. Così, in attesa della conversione del decreto legge sull’agrivoltaico previsto per la fine di questo mese, e con il Tar che ha bloccato le specifiche sulle aree idonee fatte dal Lazio, a cascata tutte le Regioni sono ferme e i progetti sono in stallo. Ma si tratta solo di una pace armata.
Dopo un iniziale no, pronunciato senza se e senza ma, al fotovoltaico nei campi, tutte le principali associazioni italiane degli agricoltori avevano aperto all’ipotesi dell’agrivoltaico, consentendo di fatto l’approvazione del decreto legge del 2025. Ma a una condizione: che a differenza del modello inizialmente previsto per il fotovoltaico, i pannelli solari siano rialzati da terra e, quindi, ci si possa coltivare sotto. Vedere però centinaia di ettari di campi finire nelle mani degli imprenditori dell’energia resta comunque un boccone amaro per chi della campagna ha sempre vissuto: «Non posso nemmeno biasimare i contadini che cedono i loro terreni – dice Luca Simoni, direttore di Cia Ferrara – quando un ettaro coltivato a cereali vale 25-30mila euro e te ne vengono offerti 60mila per metterci i pannelli, la tentazione è forte». Proprio ad Argenta, in provincia di Ferrara, è in corso un altro grande braccio di ferro tra gli agricoltori e chi fa business con le rinnovabili: «Più imprese, con alle spalle fondi di investimento, stanno cercando di mettere insieme un migliaio di ettari di terreni da ricoprire con i pannelli – racconta Simoni – ad oggi sono già arrivate offerte per 600 ettari, che fino ad ora venivano utilizzati per coltivare pomodori, frutta e altri ortaggi». Anche ad Argenta sono nati in fretta i comitati cittadini: il Comune, anche in questo caso, sta dalla loro parte, ma l’ultima parola spetterà ancora una volta alla Regione. «Fra tre o quattro anni – dice Simoni – se tutte le domande per costruire parchi fotovoltaici verranno autorizzate, il territorio qui sarà irriconoscibile».
A Bitonto, in Puglia, il paesaggio invece è già cambiato parecchio, da quando quasi 2mila ulivi secolari sono stati espiantati per far posto al discusso parco fotovoltaico della Gdr Solare Srl. Lo scorso ottobre Cia Puglia ha anche presentato ricorso al Tar contro la Regione: secondo l’associazione, l’autorizzazione regionale che nel 2023 aveva dato l’ok alla realizzazione del parco prevedeva anche che gli ulivi divelti venissero reimpiantati altrove, mentre così non è avvenuto. Non solo: pare che nella frazione di Mariotto, a 14 km dal centro urbano di Bitonto, potrebbero presto essere espiantati altri 7mila alberi d’ulivo perfettamente sani, della varietà coratina, per fare spazio a un nuovo impianto fotovoltaico dell’estensione di 32 ettari.