Non è solo un nuovo bando. È un tentativo esplicito di correggere uno dei principali fallimenti strutturali del mercato del lavoro siciliano: il disallineamento tra competenze disponibili e bisogni delle imprese. Con l’Avviso 1 del 2026 appena pubblicato, la Regione Siciliana mette in campo 100 milioni di euro del Programma operativo complementare 2014-2020 per costruire il nuovo Catalogo regionale dell’offerta formativa, con un obiettivo dichiarato: trasformare la formazione professionale in uno strumento diretto di accesso al lavoro.
Il cambio di passo è nel metodo. I percorsi formativi non sono definiti in modo astratto, ma costruiti su un’analisi articolata dei fabbisogni: dall’indagine commissionata a Noto Sondaggi, ai dati Excelsior sulle assunzioni, fino ai risultati delle precedenti edizioni dei bandi regionali e al confronto con le associazioni d’impresa. È qui che si gioca la credibilità dell’intervento: non più formazione “offerta”, ma formazione costruita sulla domanda reale. Alla base dell’avviso c’è un passaggio politico preciso: il protocollo d’intesa firmato a Palazzo d’Orléans tra la Regione, Confindustria Sicilia e Ance. Un accordo che sposta il baricentro della formazione professionale, agganciandola direttamente ai fabbisogni delle imprese. Non è un elemento accessorio, ma il punto di partenza dell’intero impianto.
Il mismatch strutturale: un’impresa su cinque non trova lavoratori
Il dato più critico arriva dal sistema produttivo. Il presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona, sintetizza il problema: «Un’impresa su cinque non trova le persone di cui ha bisogno», con un mismatch tra domanda e offerta che in Sicilia raggiunge il 60%. Una frattura che incide direttamente sulla competitività delle aziende e sulla capacità del territorio di attrarre e sostenere investimenti. Per questo Confindustria ha spinto per un cambio di paradigma: «Occorre passare da una formazione per discipline, appannaggio dei soli formatori, a una didattica project-based, costruita sulle competenze e realizzata in collaborazione con le forze produttive».
Il presidente della Regione, Renato Schifani, lega esplicitamente la misura alla fase economica che l’isola sta attraversando: «Gettate le basi per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso una formazione realmente utile a chi è in cerca di occupazione». Schifani richiama il contesto degli investimenti in corso: «La Sicilia è tra le regioni italiane che più delle altre in questo momento sta attraendo investimenti sulle grandi opere», aggiungendo che «è fondamentale che il mercato del lavoro si faccia trovare pronto e in grado di rispondere alle reali esigenze delle aziende». Da qui la necessità di una collaborazione strutturale con il mondo produttivo: «Per rispondere alla nuova domanda di lavoro è necessaria e imprescindibile l’intesa con le imprese, così da tracciare linee guida efficaci per la futura formazione professionale».
Dal catalogo alla scelta individuale: il cambio di paradigma
La novità più rilevante è nel funzionamento del sistema. Il Catalogo regionale non è solo un elenco di corsi: è uno strumento che trasferisce la scelta al destinatario. Saranno infatti disoccupati, inoccupati e inattivi a selezionare direttamente il percorso formativo a cui iscriversi, una volta pubblicata l’offerta. Un passaggio che segna una discontinuità rispetto al passato e che punta a responsabilizzare sia gli enti di formazione sia i partecipanti. L’assessore all’Istruzione e formazione, Mimmo Turano, sottolinea la portata del cambiamento: «Questo bando segna una svolta per la formazione professionale siciliana. Finalmente offriamo a chi non ha un impiego la possibilità di frequentare un corso che possa garantire reali sbocchi occupazionali». E chiarisce il punto centrale del nuovo modello: «L’avviso è il risultato del percorso avviato con Confindustria e Ance e include quelle qualifiche che meglio rispondono al fabbisogno di competenze delle imprese». L’obiettivo è esplicito: «Vogliamo che sia chiaro a chi frequenta questi percorsi che, ottenuta la qualifica, esiste la prospettiva concreta di firmare un contratto di lavoro».
