Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Nella versione finale che arriverà in consiglio dei ministri entro la fine del mese, il concordato biennale chiamato a far siglare tra fisco e autonomi accordi preventivi sul reddito da dichiarare (e quindi sulle imposte da pagare) aprirà le porte a tutte le partite Iva, senza escludere quelle considerate «inaffidabili» in base agli indici sintetici come previsto dal testo approvato in prima lettura dal Governo il 3 novembre. Ma nel costruire le proprie proposte, l’amministrazione finanziaria non sarà vincolata alla richiesta di non superare del 10% il reddito dichiarato dal contribuente nell’ultimo anno utile.

Il fatto è che il mondo delle partite Iva è diviso in due gruppi, separati da quello che a tutti gli effetti appare un baratro enorme. Il confine oggi è tracciato dalle pagelle fiscali. In base a una serie di indicatori, gli Isa assegnano a ogni contribuente un voto in base al reddito dichiarato. Dall’8 in su si è considerati «affidabili», sotto si è giudicati a rischio evasione e più esposti agli accertamenti. In questa condizione si trova la maggioranza delle partite Iva interessate dagli studi di settore.Nella radiografia delle dichiarazioni 2022 sui redditi 2021, in base agli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento Finanze sul proprio sito ufficiale, su 2,42 milioni di autonomi censiti erano 1,34 milioni, cioè il 55,4%, a fermarsi sotto la sufficienza rappresentata dall’«8».

Ma, e qui arriva il dato chiave, in questo gruppo il reddito medio dichiaratosi ferma a 23.530 euro all’anno, vale a dire il 68,5% in meno dei 74.698 euro dichiarati dai contribuenti «affidabili». Questi ultimi, in pratica, dichiarano mediamente più del triplo (3,17 volte per la precisione) le cifre comunicate al Fisco dagli altri. Sul quotidiano in edicola tutti numeri in dettaglio.

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