Storie Web martedì, Gennaio 13
Fisco e investimenti, confronto tra Governo e Casse di previdenza

Sono anni che le Casse di previdenza dei professionisti italiani (20 enti e 1,6 milioni di iscritti) chiedono una riduzione delle imposte sui propri investimenti. L’obiettivo minimo è scendere dal 26 al 20% dell’imposizione sul capital gain. «Continuiamo a pensare che i rendimenti patrimoniali delle Casse di previdenza obbligatoria dovrebbero avere zero tassazione perché è grazie agli investimenti che riusciamo a pagare pensioni senza costi per lo Stato – afferma Alberto Oliveti, presidente Adepp, l’associazione degli enti di previdenza privati –. Finora le condizioni dei conti pubblici non hanno nemmeno consentito di abbassare l’aliquota dal 26% al 20% che viene riservato ai fondi pensione facoltativi». Oliveti, che è anche presidente di Enpam (medici), va però oltre il discorso del semplice taglio delle imposte: «Siccome paghiamo comunque centinaia di milioni di euro di tasse ogni anno, sarebbe desiderabile almeno una fiscalità di scopo per dare ai professionisti iscritti alle Casse qualche vantaggio o diritto sociale che le nostre imposte garantiscono agli altri».

Inarcassa ed Enpap

Sulla posizione di Oliveti sono allineate importanti Casse come quella di ingegneri e architetti (Inarcassa) e psicologi (Enpap). «Dopo l’incontro del sottosegretario Freni con i vertici Adepp, non abbiamo più saputo nulla sul regolamento investimenti e sulla detassazione – spiega Massimo Garbari, presidente Inarcassa –. È comunque fondamentale una riduzione della tassazione sugli investimenti delle Casse. Su questo punto siamo allineati con la nostra associazione. Auspichiamo poi evoluzioni nella normativa fiscale volte a rendere più semplici gli investimenti in fondi di venture capital».

Sulla stessa linea Federico Conte, presidente Enpap: «Come Casse di previdenza, paghiamo il 26% di imposte sul capital gain e versiamo ancora al Fisco al momento di erogare le pensioni agli iscritti. Chiediamo, almeno per la tassazione dei rendimenti, di essere equiparati ai fondi pensione complementari. Aggiungo poi che, per la detassazione legata agli investimenti in venture capital, ancora non sono chiare alcune modalità».

Dietro le quinte

Il confronto con il Governo è in corso. Ci sono in particolare due provvedimenti che toccano da vicino gli interessi delle Casse di previdenza e potrebbero giocare un ruolo chiave nella loro decisione di investire in economia reale.

Uno di questi è la legge delega fiscale (111/2023) che prevede «un’imposizione sostitutiva in misura agevolata sui redditi di natura finanziaria conseguiti dagli enti di previdenza obbligatoria privati»; le Casse vorrebbero, attraverso tale modalità, introdurre appunto una fiscalità di scopo per finanziare welfare e assistenza degli iscritti. Da parte del Governo, secondo indiscrezioni, si vorrebbe invece che i vantaggi fiscali agevolassero investimenti degli enti in filiere, imprese e settori produttivi nazionali. La delega fiscale scade a fine agosto 2026: entro quella data sarà varato uno dei previsti decreti attuativi.

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