«Si spende oggi molto di più che nel pre-pandemia, per comprare di meno». Con queste parole Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic realizzato insieme a Prometeia, sintetizza l’andamento delle vendite dei beni durevoli in Italia, con le famiglie che hanno speso l’11,4% in più per comprare, a volume, il 6,8% in meno. «È l’effetto della crescita media dei prezzi che dal 2019 sfiora il 20%», segnala Bardazzi. Così le vendite di beni durevoli quest’anno vedono svanire 2 miliardi e si fermano a 77,1 miliardi. Una inversione di tendenza dopo due anni di crescita e il mercato resta al di sopra dei livelli visti prima della pandemia.
Il settore in maggiore sofferenza è quello di auto e moto che, nel complesso, vale il 57% del mercato dei beni durevoli. Non sorprende il tonfo, -9% a valore, delle auto nuove con le immatricolazioni calate di un quarto rispetto al pre pandemia. La domanda si riversa sull’usato che è diventato il primo mercato per valore con un giro d’affari di 24,4 miliardi, 8 in più rispetto al nuovo. Non va meglio per le moto che quest’anno, dopo un quadriennio di crescita, arretra con un -7% a valore e un -7,7 a volume. Il confronto con il 2019 comunque evidenzia un +36% a volume e un +55% a valore.
«A fronte di consumi in calo nel mondo dei durevoli, il mercato del credito continua a crescere – commenta Marco Tarantola, ad e direttore generale di Findomestic Banca –. Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti con un tasso di default a fine settembre 2025 dell’1,7%, pur mostrando un lieve incremento nel corso dell’anno». Si sta assestando anche il mercato dei beni per la casa come i mobili a 16,5 miliardi, volumi in calo (-1,7%) e prezzi in leggera crescita (+1,1%). Nell’elettronica di consumo gli smartphone la fanno da padrone con vendite per 6,3 miliardi. In crescita le cuffie e i dispositivi indossabili. Gli elettrodomestici pesano per 6,5 miliardi di cui 4,2 per i grandi e il resto per i piccoli elettrodomestici. Per i primi il fattore di cambio è legato alla migliore efficacia energetica, mentre i piccoli sono top performer grazie ai prodotti per l’igiene, i robot aspirapolvere, le friggitrici ad aria. L’informatica vede un +1,7% a 2,2 miliardi mentre l’elettronica di consumo perde quasi il 2% a 1,6 miliardi.