Storie Web giovedì, Marzo 26

Sono 14 su venti i senatori azzurri, tra cui i ministri Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, firmatari di una lettera in cui hanno chiesto la sostituzione del capogruppo, Maurizio Gasparri, in nome dell’unità di Forza Italia. Le dimissioni di Gasparri sono arrivate a stretto giro. È il primo effetto tangibile, nel partito di Silvio Berlusconi, dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia. Il nome in pole per il ricambio – l’assemblea dei senatori è convocata oggi alle 16.30 – sarebbe quello di Stefania Craxi, attualmente presidente della commissione Esteri e Difesa. Nome gradito ai figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, che da tempo invocano un «rinnovamento», a partire proprio dai capigruppo.

Il pressing della famiglia

Il pressing era stato soltanto sospeso in attesa dell’esito della consultazione referendaria. Per Fi un disastro: non solo per il trionfo del No nelle Regioni amministrate dagli azzurri, a cominciare dalla Sicilia di Renato Schifani e dalla Calabria di Roberto Occhiuto, ma anche per la quantità di elettori (il 18%, secondo un sondaggio del Consorzio Opinio Rai) che avrebbero “tradito”, proprio sulla battaglia considerata e presentata come il compimento dell’eredità del Cavaliere.

La situazione alla Camera

A Gasparri sarebbero state date 48 ore per gestire la exit strategy. «Non ho nulla da dichiarare», ha detto, interpellato dall’Ansa. Poi le dimissioni. E anche alla Camera la situazione è esplosiva: più volte il capogruppo Paolo Barelli, consuocero del leader Antonio Tajani, era stato messo in discussione. Al suo posto, i rumors davano come graditi a Marina e Pier Silvio Giorgio Mulè, coordinatore della campagna referendaria, oppure Deborah Bergamini. Ma per il momento non sembrano esserci accelerazioni.

Il malumore contro Tajani per i congressi

Il malessere per la leadership del partito è montato da dopo la riunione di martedì, in cui Tajani ha annunciato i congressi regionali entro l’estate e il congresso nazionale a inizio 2027. Il sospetto è che il vicepremier e ministro degli Esteri voglia blindarsi sui territori. Per questo, in un nuovo summit dello stato maggiore di Forza Italia, mercoledì 25 marzo, le voci critiche sono uscite allo scoperto. Oggi dovrebbe riunirsi la segreteria.

Le incognite sulla leadership

Puntare i capigruppo, espressione diretta di Tajani e del gruppo dirigente romano, è in ogni caso un avvertimento da Cologno Monzese nei confronti dello stesso leader azzurro, più volte invitato nei mesi scorsi a imprimere una svolta netta al partito.

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