
De Febis ha anche sottolineato che le fotografie e le riprese video diffuse sui media hanno avuto un impatto diretto sulla vita quotidiana dei figli della coppia anglo-australiana. In particolare, l’invadenza delle testate avrebbe costretto i bambini a rinunciare al gioco all’aperto per evitare di essere fotografati.
Il Garante ha espresso preoccupazioni per la possibile influenza della stampa sull’iter giudiziario, ricordando che i tempi della giustizia e quelli mediatici sono diversi. «La pressione costante dell’informazione rischia di alterare la percezione dei fatti e di produrre uno sbilanciamento mediatico evidente rispetto ad altri casi, altrettanto delicati, che riguardano minori, ma che non ricevono la stessa attenzione», ha affermato l’avvocata De Febis.
Non manca anche una pesante critica nei confronti dei media, accusati di dare risalto a informazioni scorrette e diffondere notizie distorte su questa vicenda: «Da troppo tempo – sostiene De Febis – si assiste a una narrazione continua, spesso non supportata da una reale conoscenza dei fatti, caratterizzata da prese di posizione estreme e da informazioni non verificate. Si continua a parlare dei bambini, delle loro condizioni di vita, del loro passato, di presunti aspetti sanitari e scolastici, arrivando a costruire interi articoli e servizi televisivi su notizie rivelatesi inesatte».
Da qui l’appello a un cambio di approccio nella copertura informativa della vicenda: più rispetto, più silenzio e più responsabilità a salvaguardia dell’interesse superiore dei minori coinvolti.
«Quando si parla di minori e adolescenza, la tutela dei diritti, della dignità e della riservatezza deve rimanere il punto fermo e imprescindibile. Il rispetto, in questi casi, è la prima e più concreta forma di protezione», ha concluso il Garante.