No di Berlino alla proposta del presidente francese Emmanuel Macron creare una capacità comune di indebitamento europea attraverso nuovi Eurobond destinati a finanziare investimenti strategici in difesa, transizione verde, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Un funzionario del governo tedesco vicino al cancelliere Merz ha infatti spiegato a Politico che la Germania è contraria alla proposta del presidente francese, sottolineando come essa “distragga dall’argomento principale, ovvero il problema della produttività” continentale in discussione al vertice informale dei leader Ue sulla competitività in agenda giovedì 12 febbraio. “È vero che abbiamo bisogno di maggiori investimenti”, ha affermato il funzionario. “Ma, ad essere onesti, questo aspetto rientra nel contesto del quadro finanziario pluriennale” e dunque non nell’ipotesi di Eurobond.
Priorità alla riforma del bilancio Ue
“Naturalmente servono più investimenti, in particolare in nuove tecnologie e nella difesa, ma questo tema va inquadrato nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale”, hanno riferito le fonti governative di Berlino, evidenziando che una riforma del bilancio europeo è indispensabile e criticando l’attuale allocazione delle risorse, in quanto “non è sostenibile che due terzi del bilancio continuino a essere destinati a spese prevalentemente consumptive come agricoltura e coesione”. L’auspicio è che anche i Paesi che chiedono nuove risorse “siano pronti a sostenere riforme profonde”.
Il tema delle risorse non utilizzate
Forte cautela viene espressa anche sull’ipotesi di nuovo debito comune europeo. “L’indebitamento europeo non è gratuito: dal 2028 il servizio del debito di Next Generation Eu peserà per circa 24 miliardi l’anno, pari a circa il 15% del bilancio Ue”, viene spiegato, sottolineano che margini finanziari sono già limitati. Le fonti hanno anche evidenziato come esistano ancora ampie risorse non utilizzate: oltre 250 miliardi di euro residui di Next Generation Eu, solo un quinto dei fondi strutturali finora speso, i 150 miliardi del programma Safe per la difesa ancora non erogati e il recente via libera a 90 miliardi di prestiti per l’Ucraina, di cui circa 60 miliardi destinati all’industria europea della difesa.