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La grande dignità di Sven-Goran Eriksson davanti al tumore terminale: “Bisognerebbe essere preparati alle sconfitte, nel calcio come nella vita. Ma non siamo arrivati ancora al novantesimo minuto. Vorrei essere ricordato come un uomo perbene”.

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A vederlo così, come lo hanno mostrato le telecamere de ‘Le Iene’ che lo hanno raggiunto nella sua abitazione svedese per fargli arrivare un videomessaggio dei suoi ex calciatori, non si direbbe mai che a Sven-Goran Eriksson resti poco da vivere, eppure la dura realtà è quella di un tumore in stato così avanzato che non può essere operato. “Dal pancreas ha cominciato ad andare anche in altri organi, fegato, polmoni – spiega il 75enne tecnico scandinavo – È un tumore che non si può curare né operare, viene come uno shock. Se tu pensi a questo tumore tutti i giorni, tutti i minuti, tu diventerai matto. Io non ci penso molto e funziona. Io voglio continuare a vivere più a lungo possibile, ma non voglio vivere in una miseria mentale. Assolutamente no“.

Eriksson conferma che lo ha appreso all’improvviso, senza che ci fossero state avvisaglie tali da metterlo in allarme: “Sono svenuto in cucina ed è uscito fuori che c’era un tumore“. L’inviato de ‘Le Iene’ gli chiede come passi le giornate e ‘Svennis’ spiega che ha ridotto parecchio le sue attività dopo la terribile diagnosi. Il suo ultimo incarico era stato nella dirigenza dell’IF Karlstad Fotboll, club militante nella terza serie svedese, dal quale si era dimesso per motivi di salute (allora non ulteriormente specificati) nel febbraio dello scorso anno: “Adesso faccio poco, da quasi un anno. Se tu devi essere direttore sportivo, comprare e vendere giocatori, hai bisogno di stare là sempre. Non posso fare questo. Devo fare controlli ogni due settimane per vedere se il tumore peggiora o no. Fino adesso va bene“.

Sven-Goran Eriksson sul prato dell'Olimpico in occasione del derby del 19 marzo 2023

Sven-Goran Eriksson sul prato dell’Olimpico in occasione del derby del 19 marzo 2023

L’ex allenatore dello storico scudetto della Lazio del 2000 appare davvero sereno, a dispetto di una situazione che potrebbe schiacciare chiunque e gettarlo in un buio angosciante: “La vita è bella, il calore che ho ricevuto è stato molto bello. Io sono fortunato, ho avuto un lavoro che mi piaceva, mi sento felice. Guardo ancora calcio in TV, quattro o cinque partite sabato e domenica. Viene qua anche mio papà, che sta per compiere 95 anni“.

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Ad Eriksson viene chiesto se è credente: “Sì e no, spero che ci sia qualcosa lassù. Cosa mi ha insegnato questa malattia? Non dare per scontato che la vita sia sempre meravigliosa. Bisognerebbe essere preparati alle sconfitte, nel calcio come nella vita. Ma non siamo arrivati ancora al novantesimo minuto. Come vorrei essere ricordato? Come uno che ha tentato di educare giocatori, figli. Bravino come allenatore, un uomo perbene“.

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