Se il ritardo nell’avvio delle aste Fer 2, ancora al palo, si protrarrà ulteriormente, per l’eolico offshore il “costo” si tradurrà in 31 miliardi di valore aggiunto bruciati, 400mila posti di lavoro non attivati, con un impatto negativo in termini di gettito per le casse dello Stato di 13 miliardi. Sono le stime contenute nello studio che i Politecnici di Torino e Bari, con Intesa Sanpaolo, Prometeia e Owemes, hanno formulato per conto di Aero (l’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore) e i cui risultati saranno illustrati oggi dal presidente Fulvio Mamone Capria nel corso di un convegno organizzato a Rimini presso il Key Energy.

Mamone Capria: Italia può costruire modello industriale nazionale ed europeo

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione e crescita economica finalizzata anche alla creazione di una filiera italiana integrata e al raggiungimento dell’indipendenza energetica nazionale. I risultati e i numeri dello studio sono sorprendenti», spiega il numero uno dell’associazione. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti di eolico offshore che hanno superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer 2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti».

L’appello al governo a fare presto

Insomma, l’associazione chiede un segnale chiaro su questo fronte, come sottolinea lo stesso Mamone Capria. «L’appello che stiamo lanciando al governo è di fare presto per evitare che gli ingenti investimenti spesi dalle diverse società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, perdendo credibilità, competitività e sviluppo industriale», spiega il presidente. I numeri, d’altro canto, sono chiarissimi: se le aste partono in tempo, l’attivazione determinerà una crescita rilevante per l’intera filiera: 129 miliardi di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto (il 2,8% del Pil italiano 2024), 25 miliardi di gettito fiscale e oltre 800mila occupati, calcola lo studio.

Balanda (Nadara): fattore tempo cruciale per l’eolico a mare

Se si aspetta, è il messaggio, i benefici per il sistema saranno, quindi, molto più contenuti, come evidenzia anche Ksenia Balanda, responsabile dell’eolico offshore Italia di Nadara. «Lo studio mostra chiaramente come per lo sviluppo dell’eolico a mare il fattore tempo sia cruciale. Prima si parte e prima l’economia nazionale beneficerà degli oltre 56 miliardi di euro di valore aggiunto che questa tecnologia può generare entro il 2050. E quando dico partire intendo una cosa concreta: calendarizzare le aste senza le quali i progetti resteranno sulla carta. Il governo può fare la differenza. Ritardare anche solo di un anno dimezzerebbe le opportunità e farebbe perdere all’Italia un valore pari al Pil della Sardegna».

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