Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

La sperequazione (quasi) tutta italiana che vede i fuori sede all’estero per studio o lavoro poter votare mentre quelli rimasti sul territorio nazionale no potrebbe avere i mesi contati. Grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia al Dl elezioni all’esame del Senato, che ammette, in via sperimentale, al voto dell’8 e 9 giugno gli studenti residenti in un luogo diverso dalla residenza. Se ne saprà di più da domani, quando la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, presieduta da Alberto Balboni (FdI), inizierà l’esame delle proposte di modifica al decreto che, oltre ad aver fissato l’election day, innalza da due a tre mandati il limite per i sindaci dei Comuni tra 5mila e 15mila abitanti ed elimina il tetto sotto tale soglia.

Il Ddl approvato alla Camera

Il voto ai fuori sede non è un tema nuovo. Era tornato d’attualità già prima delle scorse politiche quando ogni tentativo di consentire il voto ai 4,9 milioni di italiani che studiavano o lavoravano in una città diversa da quella in cui dimoravano era naufragato. Il dibattito sulla vicenda è proseguito anche durante la nuova legislatura, come dimostra la presentazione di una serie di Ddl di iniziativa parlamentare, da cui poi è scaturito quello approvato dalla Camera il 5 luglio scorso. Il suo varo però ha diviso maggioranza e opposizione, complice la scelta di conferire una delega al Governo per arrivare a una soluzione strutturata sul voto dei fuori sede limitatamente alle elezioni europee e alle consultazioni referendarie. Senza intervenire sulle procedure per il rinnovo del Parlamento o per le amministrative. Il testo in questione, che è all’esame della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, assegna all’esecutivo 18 mesi per emanare i decreti delegati e, quindi, rischierebbe di arrivare fuori tempo massimo per il weekend elettorale dell’8 e 9 giugno. Come ammesso dallo stesso ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante un question time di fine gennaio.

La soluzione ponte

Per correre ai ripari Fratelli d’Italia, su input dello stesso Balboni, ha preparato una modifica al decreto elezioni che porta la firma di quattro suoi senatori (Lisei, Della Porta, De Priamo e Spinelli) e introduce, come recita la sua stessa rubrica, una «disciplina sperimentale per l’esercizio del diritto di voto da parte degli studenti fuori sede in occasione dell’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia per l’anno 2024». Il testo consente a chi studia in un Comune ubicato in una Regione diversa dalla propria di partecipare al voto con due meccanismi diversi a seconda che ci si trovi nella stessa circoscrizione elettorale delle cinque previste per le europee (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole) oppure in una diversa. Nel primo caso, il diretto interessato può fare richiesta nei 35 giorni antecedenti le elezioni e votare in un seggio del Comune dove si trova temporaneamente, un po’ come avviene oggi per i rappresentati di lista. Nel secondo caso, ad esempio uno studente di Genova iscritto al Politecnico di Torino, il voto va esercitato invece presso una «sezione speciale» da allestire,con un rapporto di una ogni 800 elettori fuori sede, nel capoluogo della Regione dove studia. Per rendere possibile tale meccanismo l’emendamento prevede anche di usare 615mila euro del fondo del Mef per le spese elettorali. Fermo restando che chi risiede all’estero già attualmente può esercitare il suo voto per le europee presso le sedi consolari.

I potenziali beneficiari

Se l’idea di FdI passasse, almeno una parte dei 4,9 milioni di fuori sede Italia su Italia potrebbe votare. La stima risale alla relazione del 2022 “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”, voluta dall’allora ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. In quella sede, stando ai dati 2018, gli italiani che risiedevano per ragioni di studio o di lavoro ad almeno quattro ore dalla residenza erano quantificati in 1,8 milioni e 1,1 milioni a otto ore. Trattandosi stavolta solo di studenti un’approssimazione verosimile porta agli oltre 400mila universitari iscritti fuori Regione (432mila nel 2022/23 secondo il Mur). Pochi rispetto al bacino potenziale. Da qui l’auspicio che prima o poi arrivi una soluzione più strutturata. Seguendo l’esempio degli altri Paesi europei che, come raccontiamo in pagina grazie a un dossier del Servizio studi del Senato, applicano da anni, a seconda dei casi, il voto per delega o per corrispondenza.

Scheda/Le scelte degli altri

Francia
Il Code Électoral francese del 1964 prevede il voto per procura, il cosiddetto vote par procuration. Se ne può avvalere chi, per qualsiasi ragione, non può recarsi personalmente alle urne per le elezioni europee, presidenziali, legislative, municipali, dipartimentali, regionali e per i referendum. La procura va conferita dinanzi a un pubblico ufficiale, su un modulo amministrativo predefinito, anche in assenza del delegato, che deve godere dei diritti politici

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