Storie Web martedì, Gennaio 27
Ecco Prism, il modello targato OpenAi per accelerare la ricerca scientifica

L’obiettivo, per dirla con Kevin Weil, vicepresident for Science di Open AI, è di «ottenere nel 2030 le scoperte scientifiche che altrimenti riusciremmo ad avere solo nel 2050». Slogan a parte, l’azienda con sede a San Francisco ha lanciato Prism, un chatbot pensato per scienziati e ricercatori. Accesso gratuito, basta avere un account, embedda GPT 5.2, ad oggi il modello più avanzato tra quelli di Open AI. Ma cosa permette di fare?

Intanto, è possibile lavorare a più mani sullo stesso progetto, come avviene di norma nei laboratori. Dopodiché il modello è in grado di migliorare i testi dei paper, di verificare le equazioni, di generare diagrammi evitando ai ricercatori di utilizzare Tikz, il linguaggio di programmazione che viene normalmente utilizzato dalla comunità scientifica. Consente poi di ricercare la letteratura scientifica sul tema oggetto del paper, aggiungendo i riferimenti in bibliografia.

Non solo: dato che normalmente chi fa ricerca in università si occupa anche di insegnamento, Prism viene in soccorso anche da questo punto di vista. Può cioè generare appunti per una lezione su un tema specifico, ma anche predisporre problemi che gli studenti dovranno risolvere.Quelli che magari vengono realizzati una volta e poi “riciclati” per i semestri successivi e che con l’AI potrebbero essere nuovi di zecca ogni anno. In altre parole, questo tool vuole occuparsi di tutti gli aspetti più noiosi legati a come è organizzata la ricerca scientifica, velocizzando così il lavoro degli esseri umani. E, questo l’auspicio, lasciare loro più tempo per formulare nuove ipotesi.

Bene, ma come si evitano le allucinazioni cui sono soggetti i chatbot, imbarazzanti se la ricerca è scolastica ma problematici quando si tratta di quella scientifica? «Intanto non dimentichiamo che il numero di allucinazioni è sceso drasticamente, specie dopo l’avvento dei reasoning model», ha spiegato Weil presentando il nuovo tool targato Open AI alla stampa. Il riferimento a quegli LLM che, per dirla brutalmente, si prendono del tempo per pensare prima di rispondere. Nel caso specifico, «ogni riferimento a studi è fornito con un link al paper. Diciamo che non assolve lo scienziato dal compito di verificare, ma velocizza il processo».

E poi c’è un tema di privacy e di tutela dei dati: come si fa ad assicurarsi che il paper non finisca sui server prima della pubblicazione? Come si proteggono i dati? «Se nel proprio account ChatGPT si è scelto di non consentire l’utilizzo delle conversazioni per addestrare il modello, questa impostazione viene riportata anche su Prism». E questa opzione, garantisce Weil, dovrebbe mettere al sicuro il lavoro dei ricercatori che volessero impiegare questo tool.

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