
Nel settore sanitario, la conformità normativa non è più un adempimento settoriale, ma una funzione aziendale trasversale che incide direttamente su qualità delle cure, sostenibilità economico-finanziaria, reputazione, accesso a rapporti regolati con la Pubblica amministrazione (autorizzazioni, accreditamenti, contrattualizzazioni) e, in ultima analisi, continuità aziendale. In questa prospettiva, la compliance integrata va letta come una vera e propria infrastruttura di governance: un sistema ordinato di ruoli, processi, flussi informativi, controlli e indicatori che rende l’organizzazione capace di “reggere” la complessità regolatoria del comparto salute e di dimostrare in modo verificabile l’adempimento (accountability), riducendo contestualmente il rischio di disallineamenti tra funzioni e “silos” organizzativi.
La trasformazione della compliance in Sanità
La compliance, soprattutto in ambito sanitario, opera su due assi. Asse difensivo: prevenzione di illeciti, sanzioni, contenzioso, danno erariale, misure interdittive, provvedimenti delle autorità di controllo, perdita di requisiti autorizzativi/accreditativi. Asse proattivo: aumento dell’affidabilità dei processi clinici e gestionali, riduzione di sprechi e variabilità non giustificata, miglioramento degli esiti, stabilità finanziaria, maggiore capacità di attrarre investimenti e partnership, vantaggi reputazionali misurabili. Ne deriva che la compliance integrata, se ben progettata, non “rallenta” l’organizzazione: al contrario, riduce il costo della complessità, perché rende prevedibili e governabili gli obblighi che altrimenti emergono in modo frammentario, con reazioni tardive e inefficienze.
Il Compliance Officer in sanità
La crescente densità normativa, l’interdipendenza tra processi clinici e amministrativi e la centralità dei flussi informativi impongono una funzione che operi come regista del sistema dei controlli interni, assicurando coerenza tra presidi differenti, continuità nel mantenimento dei requisiti nel tempo e i flussi informativi efficaci con l’organo amministrativo (che deve curare gli assetti organizzativi). Affinché la compliance diventi un metodo di governo e non si esaurisca nel rispetto della regola, ritengo che sia necessaria la valorizzazione di una figura specifica: il compliance officer, il quale deve avere: posizionamento organizzativo adeguato (indipendenza funzionale e accesso agli organi apicali); mandato chiaro (coordinamento trasversale, non sostituzione delle funzioni); capacità di integrazione tra presidi già esistenti (qualità, risk management, privacy, 231, anticorruzione/trasparenza, sicurezza lavoro, audit interno); competenze ibride: giuridiche, organizzative, di processo, documentali e di gestione degli stakeholder istituzionali. La compliance integrata va vista anche come capacità istituzionale dell’ente, come una leva di affidabilità istituzionale nei procedimenti con la Pubblica amministrazione, in particolare per autorizzazioni e accreditamenti. Qui il Compliance Officer non coordinerebbe solo una pratica, ma garantirebbe la tenuta sistemica dei requisiti nel tempo, assicurando vantaggio competitivo regolato: coerenza delle evidenze (documenti, procedure, registri, tracciati); uniformità tra funzioni (evitare risposte difformi da aree diverse); governo delle scadenze e delle responsabilità (chi fa cosa, quando, con quali deliverable); funzionalità dei requisiti (non conformità intercettate prima dell’audit, e non “correzioni last minute”).
In concreto, una struttura sanitaria competitiva non è solo quella che eroga prestazioni: è quella che dimostra di possedere, mantenere e migliorare nel tempo i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici, gli standard di qualità e sicurezza, la tracciabilità e il governo dei processi, la capacità di rispondere ad audit/ispezioni, l’affidabilità nei confronti del SSR/SSN
La compliance integrata come leva etica, istituzionale e strategica
La compliance integrata, in sanità, è pertanto una scelta che incide su tre piani simultanei: etico-sociale, perché orienta l’organizzazione a qualità, sicurezza, appropriatezza e trasparenza, rafforzando la fiducia del cittadino; istituzionale, perché consolida la credibilità nei confronti di SSN/SSR e autorità di vigilanza, rendendo più fluido il dialogo regolatorio; strategico-aziendale, perché riduce costi di non conformità, previene crisi reputazionali e abilita un’innovazione sostenibile (anche tecnologica) governata e documentata. In questa cornice, l’inserimento di una figura di compliance officer rappresenterebbe l’elemento abilitante per trasformare un insieme di obblighi in un modello coerente di governance, capace di coniugare legalità, performance, competitività e sostenibilità nel lungo periodo.











