La premessa è lunga prima di dirvi come è andata la prova di Spot+Scrub Ai il primo robot ibrido per la pulizia di Dyson. Quindi abbiate pazienza. I robot per la pulizia domestica sono ormai diventati adulti. ma un conto è aspirare briciole altro e lavare un pavimento non è come aspirare briciole. Mettere insieme le due funzione vuole dire giocare una partita a scacchi contro la fisica. E spesso vince lo sporco. In particolare, la pulizia a secco è un problema di potenza e di flussi d’aria. Devi generare abbastanza depressione per sollevare polvere, sabbia, detriti. Ma dentro un disco alto poco più di dieci centimetri. Con batterie che devono durare. E con un contenitore che non può diventare un sacco nero con le ruote. È un equilibrio tra motore, cicloni, filtri. Troppa potenza e scarichi la batteria. Troppa filtrazione e perdi aspirazione. Troppa autonomia e aumenti peso e costi.
La pulizia a umido è un’altra storia. Qui non basta aspirare. Devi sciogliere. Dosare l’acqua. Non allagare il parquet. Non trascinare lo sporco da una stanza all’altra come una pennellata maldestra. I robot tradizionali hanno risolto con panni umidi passivi. Un po’ di acqua, un po’ di attrito. Funziona, ma è come passare uno straccio con gli occhi chiusi. Se trovi una macchia ostinata, spesso la spalmi. Se il rullo si sporca, continui a sporcare.
Il nodo è sempre lo stesso: capire cosa c’è sul pavimento. E reagire.
Il primo robot ibrido di Dyson, lo Spot+Scrub Ai è un debutto importante. Perché l’azienda fondata da James Dyson arriva tardi nel mercato dei robot, ma arriva con l’idea di cambiare le regole del gioco. Il cuore del sistema è l’impianto di visione artificiale con luce verde, “simile a un laser”, che promette di riconoscere fino a 190 oggetti e quasi 200 tipi di sostanze. In pratica accende un faro sul pavimento e cerca differenze di texture e riflessi che l’occhio umano spesso ignora. È un po’ come usare una lente d’ingrandimento digitale per stanare le macchie invisibili. Quando ne trova una, non si limita a passarci sopra: insiste. Ripete il ciclo finché l’algoritmo non decide che la superficie è pulita. È una pulizia per iterazione, non per passaggio unico .
Dal punto di vista ingegneristico, la scelta più interessante è il rullo umido autopulente. Un sistema di idratazione a 12 punti distribuisce acqua calda pulita lungo tutta la larghezza, 27 centimetri, mentre la microfibra si lava a ogni rotazione . L’idea è semplice da spiegare e complessa da realizzare: non trascinare mai acqua sporca sulla superficie già trattata. Il dock completa il ciclo con lavaggio a 60 gradi e asciugatura a 45 gradi . In teoria, muffe e odori restano fuori dalla porta.
