Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Oltre 180 miliardi di euro degli italiani giacciono improduttivi in Posta, equamente ripartiti tra libretti postali emessi da Cdp e conti correnti BancoPosta, con rendimenti pari a zero o quasi. Somme infruttifere depositate in primis dalle famiglie e in parte (circa 40 miliardi) da imprese e dalla pubblica amministrazione.

In particolare sui conti correnti postali ormai da anni gli interessi sono stati azzerati. Sui libretti, invece, ai clienti viene riconosciuto – per modo di dire – lo 0,001% lordo, salvo offrire per un numero limitato di mesi un tasso promozionale, cosiddetto civetta, intorno al 3% con l’obiettivo di incrementare i flussi di nuova raccolta.

BancoPosta e Cdp, quindi lo Stato, non hanno più rialzato i tassi una volta azzerati. E gli esponenti del Governo, che tanto hanno tuonato contro le banche per gli extraprofitti realizzati con la differenza dei tassi attivi e passivi, per i due istituti controllati dal Mef non hanno proferito parola.

La stessa dibattuta tassa sugli extraprofitti delle banche – che in ogni caso non ha prodotto alcun incasso per lo Stato – non è stata prevista per BancoPosta, anche se ha numerosi punti in comune con il modello di business di un istituto di credito.

Non bisogna poi dimenticare che oltre al tema tassi, c’è anche la questione dei costi. I libretti di risparmio non offrono rendimenti, ma almeno sono gratuiti. Per i conti correnti, invece, BancoPosta prevede costi che sono stati anche ritoccati a più riprese al rialzo nel corso degli ultimi due decenni.

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